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Testo liberamente
tratto dall'omonimo capitolo di Dante Colli nel libro
"Il bel Panaro - un fiume generoso ed umile - Artioli Editore
Modena - C.R.Carpi - 1989
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Il
bacino idrografico del nostro fiume Panaro e' un largo ventaglio
che spazia dal Corno alle Scale, in territorio bolognese, al Monte
Specchio vicino alla Foce delle Radici, in confine con la Garfagnana
toscana. E' un sistema complesso, una raccolta di acque torrentizie
che dilavano allo sciogliersi delle nevi e si gonfiano per i prolungati
temporali autunnali, scendendo a valle spingendosi ed urtandosi
su strade rivoluzionarie ed anarchiche.
Il nostro fiume nasce tra l'Alpe delle Tre Potenze e il Monte
Giovo. Non potrebbe esservi luogo piu' adeguato per custodire
il segreto del grande gioco della nascita di un fiume:. nude pareti
rocciose e gocciolanti, laghetti e prati ricchi di acqua sorgiva.
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Tra
i mille posti individuabili tra i tanti se a un punto preciso
si deve far riferimento questo si deve indicare a Foce Giovo,
unica depressione appariscente nella continuita' della catena
montuosa.
Qui inizia a tracciare il suo solco il torrente
Tagliole. Il toponimo ricorda l'antica ed efficace
caccia con lacci e trappole, nelle quali restavano presi animali
ormai scomparsi. Soprattutto la Lince, segnalata solo fino alla
meta' del XVI sec, e il Lupo, scomparso ai primi del '900 ma poi
tornato ultimamente a ripopolare queste zone grazie a lungimiranti
politiche di protezione faunistica. Anche l'Orso, presente in
queste foreste e in tutto l'Appennino oltre i 500m, ha resistito
fino alla meta' del XVII sec, poi gli ultimi esemplari sono caduti
sotto la mira di inesorabili cacciatori. Non si specchiano piu'
in queste acque nemmeno la Lontra, che la si vedeva ancora cibarsi
di pesce fino alla fine degli anni sessanta, ed il Grifone, l'ultimo
dei quali, catturato nel 1842, penosamente giace impagliato nel
museo modenese di zoologia |
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Il
canovaccio di queste montagne, maestosamente collocate nel cielo,
e' ordito da una innumerevole messe di affluenti che dai due versanti
si riversano nel torrente Tagliole. Il loro esame e la comprensione
dei toponimi introdurrebbe il lettore in quel costante contatto
che ha sempre caratterizzato la vita degli uomini. Fossero contadini
dalla fronte sudata, pellegrini dai piedi dolenti, pastori in
oziosa attesa o scalpellini dalle mani instancabili.
Non e' qui il luogo per scendere nei deliziosi dettagli che consigliamo
a tutti di leggere nelle poetiche descrizioni di ogni piccolo
corso d'acqua, fatte da Dante Colli nel libro "il Bel Panaro
- un fiume generoso ed umile - ed Artioli Modena -1989 ".
A noi basta sognare ed immaginare questi rivoli, lasciandoci trasportare
dalle fantasie solleticate dai loro nomi. Sul fianco sinistro,
il fosso del Balzone, del Baccio, del Santo,
della Borellina, della Capanna, il Rio Grande
ed il Rio di Sant'Anna, il Fossone. Sul fianco destro,
ripido e roccioso sotto il Monte Modino, il fosso Terzino
e il fosso dei bifolchi. |
Il
nostro fiume inizia a chiamarsi Scoltenna
a Pievepelago.
Nelle acque del torrente Tagliole confluiscono altri importanti
corsi d'acqua minori, come questo originati a loro volta dall'unione
di rivoli che drenano ognuno per la loro parte la montagna, con
un proprio nome che ricorda antiche situazioni. Da Sant'Anna scende
il Rio Perticara, che esordisce tra la Cima dell'Omo ed
il Monte Specchio, nella sua valle omonima che include le piccole
valli del Rio Grosso e del fosso Ca' di Guido . Riceve anche il
Rio Fontanone, che nasce invece tra il Giovo e la Cima
dell'Omo Dalle Pendici delle Tre Potenze si incammina il Rio
delle Pozze, che origina dal Lago Piatto, il piu' alto laghetto
del nostro Appennino. Il Torrente Motte e' un affluente
importante dello Scoltenna; nasce sotto all'Abetone, nella testata
tra Libro Aperto e Gomito. In corrispondenza di Fiumalbo riceve
le acque del torrente Pozze, del Torrente Pistone
e del Rio Acquicciola. Il Fossone scende dall'Alpicella
ed entra nello Scoltenna a Pievepelago. Lo Scoltenna dopo Pievepelago
gira quindi intorno alla larga base del Cimone. Il grande Monte
rivolge a Pievepelago il versante sud ovest a chiara morfologia
ghiaciale A Riolunato il torrente interrompe la sua corsa nel
grande sbarramento artificiale della omonima diga che alimenta
la centrale idroelettrica di Strettara. Dopo lo sbarramento attraversa
quindi la gola rocciosa che continua a scavare tra Magrignana
e Sassolera, sui due versanti opposti, ricevendo diversi affluenti
sia da destra che da sinistra. Dalle pendici del Cimone sulla
destra scendono in ordine: il Fosso Secco, il Rio Torto,
il Rio della Ghiaia, il Fosso del Calvone, il Torrente
Lezza, il Rio Becco, il Rio della Marina. Dal
versante opposto, sulla sinistra idrografica del torrente, scendono
invece il Rio Grande, il Rio Asinari, il Rio
Solferino, il Rio del Medale, il Rio Monio,
il Fosso della Borella, il Rio dell'Inferno, il
Fosso Grosso, il Fosso del Farinaccio e quello del
Maltagliato. |
| A
Strettara il paesaggio cambia profondamente. Il torrente scorre
in un letto ghiaioso ai piedi di pendici argillose coltivate ed
abitate, segnando il confine amministrativo tra i comuni di Lama
Mocogno e Pavullo sulla sinistra e Montecreto - Sestola sulla
destra, passando sotto i ponti di Olina, Renno e Valdisasso. Prima
di arrivare ad incontrare il Torrente Leo riceve altri immissari,
a loro volta alimentati da un dedalo di piccoli fossi a monte
che non possiamo evidentemente citare tutti. Sulla destra si tratta
di corsi d'acqua importanti, che provengono da lontano e nascono
sempre alle pendici del Cimone: il Canalone, il Fosso
Ronco, Il Fosso di Ca' di Camoscio, il Fosso di
Campolongo, il Fosso della Vandara e il Rio Vesale.
Sulla sinistra invece lo spartiacque con il fiume Secchia non
e' molto lontano, ed i piccoli ruscelli che scendono allo Scoltenna
dalle frazioni di Olina e Renno del Comune di Pavullo hanno una
portata piu' limitata, alcuni solo a carattere stagionale. |
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Il nostro fiume
incontra quindi il Torrente Leo
a metri 310 di altitudine. Il Leo ha raccolto le acque del Dardagna
(che cala da sotto il Corno alle Scale, nel bolognese), del
Torrente Ospitale (sotto al Monte Spigolino) e del Torrente
Fellicarolo (sotto al Libro Aperto), oltre a diversi fossi
minori che scendono da entrambi i versanti prima di arrivare
allo Scoltenna. Sono tutti torrenti di forte potere erosivo,
sia per la velocita' delle acque che la natura dei terreni facilmente
erodibili, e quindi trasportano a valle molto materiale di sedimentazione.
Il Leo e' un
confluente determinante per il nostro fiume : lo Scoltenna si
fa PANARO.
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