IL
PAESAGGIO DELLA RISERVA
Risalendo l'ampia valle del Panaro si apprezzano i caratteri tipici
del paesaggio del medio Appennino emiliano: il fondovalle è accompagnato
da versanti di natura argillosa dolcemente gibbosi,in cui la rada vegetazione
si alterna a lacerazioni calanchive, bacini di frana e fronti di cave.
Alzando lo sguardo verso i crina li, tuttavia, spiccano morfologie ben
diverse: i versanti si fanno ripidi e la folta copertura boschiva si
alterna ad affioramenti rocciosi di colore nocciola chiaro. La riserva
si trova pienamente inserita in questo paesaggio, infatti le dirute
pendici del Cinghio di Malvarone e della dorsale di Sassoguidano si
stagliano sopra i pendii argillosi che scendono fino al fondovalle del
Panaro.
Questa imponente dorsale si sviluppa per circa 1,5 km trasversalmente
alla valle del Lerna, ed èinterrotta dalla profonda incisione
operata dalle limpide acque del torrente; anche un suo piccolo affluente
di destra ha creato, poco più a sud, una stretta e pronunciata
vallecola. A monte di questa incisione la valle prosegue con ripidi
versanti boscati, in particolare sulla sinistra del torrente, dove si
estende la riserva.
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L'area
protetta offre altre interessanti peculiarità morfologiche.Alla
sommità del crinale di Sassoguidano si aprono infatti pendii
dolcemente ondulati, che definiscono un vero e proprio altopiano, simile
a quello vastissimo che a breve distanza forma l'accogliente conca in
cui sorge Pavullo. Questo composito territorio è ricoperto in
gran parte dal bosco, costituito in prevalenza da querceti misti e vecchi
castagneti da frutto, al cui interno si aprono radure, spesso punteggiate
da alberi isolati, che segnalano piccole depressioni di natura carsica.
Sul fondo di una di queste depressioni si raccolgono le acque che danno
vita a un piccolo ambiente umido, lo stagno di Sasso-massiccio, quasi
asciutto nel periodo estivo ma ricco di interessanti specie vegetali
e animali. Stagno
di sassomassiccio
Argille, calcareniti e grotteLa complessità morfologica della
riserva rispecchia quella della sua storia geologica. I terreni argillosi
che si estendono alla base della dorsale sono composti da un eterogeneo
complesso roccioso che deve la sua origine alle lunghe e tormentate
vicende geologiche che hanno accompagnato il sorgere dell'Appennino.
Sull'origine di questo antico complesso, che affiora con grandi estensioni
in tutto il medio Appennino emiliano, i geologi hanno discusso a lungo;
un tempo era noto con il nome di "Argille Scagliose", ma oggi
viene suddiviso in numerose unità dai nomi diversi.
La peculiarità di queste rocce, la cui origine sedimentaria si
colloca tra il Cretaceo e I'Eocene (100-40 milioni di anni fa), risiede
nell'assetto sconvolto e profondamente deformato, dove la prevalente
matrice argillosa, a tratti vivacemente colorata, avvolge inclusi rocciosi
calcarei e arenacei. La dorsale che domina i pendii argillosi è
invece formata da calcareniti, che hanno avuto origine dalla sedimentazione
di particelle in prevalenza calcaree su fondali marini profondi poche
decine di metri durante il Miocene inferiore-medio (15-17 milioni di
anni fa). Appartengono alla Formazione di Bismantova, un'unità
geologica che prende il nome dalla rupe di dantesca memoria, che muove
con il suo inconfondibile profilo il crinale tra i torrenti Secchia
e Enza. Lungo la dorsale vari ingressi di grotte rivelano lo sviluppo
di fenomeni di dissoluzione carsica. Molte grotte derivano dall'ampliamento
di fratture preesistenti nella roccia (grotte tettoniche). Tra queste
piccole cavità sono da segnalare quelle che si aprono, seminascoste
tra la vegetazione, lungo il Cinghio di Malvarone, tra cui il Pozzo
del cane morto, il Buco a E di Casa Malvarone,ll Buco I e LI dai Cinghi
di Malvarone e la Grotta del Caldo (la maggiore, con uno sviluppo di
40 m e una profondità di 15 m). Altre cavità si trovano
subito sotto il pianoro dell'oratorio di Sassomassiccio e nei dintorni
della chiesa di Sassoguidano. In quest'area si osservano diverse doline
di scarsa profondità, con forma elissoidale e fondo spesso pianeggiante:
si tratta di morfologie carsiche superficiali, anche in questo caso
derivanti dalla dissoluzione della roccia calcarea.
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