STORIA DI SASSOGUIDANO
A 750
mt. s.l.m., in una felicissima posizione geografica e strategica tra
le valli del Lerna e del Panaro, a riscontro con le torri di Gaiato,
Montorso, Montecuccolo, Lavacchio, Semese, l'antica chiesa di Sassoguidano,
oggi del tutto abbandonata, resta l'unica testimonianza della più
antica storia della località, espressione di una vita diversa
e di una diversa tipologia degli insediamenti umani, strettemente connessa,
almeno per il periodo medioevale, alle esigenze di difesa e di aggregazione
dei casolari sparsi e quindi assai spesso predeterminata dalla stessa
orografia dei luoghi.
Luoghi, questi, ancora oggi carichi di un fascino misterioso, certo
derivante dal patrimonio naturalistico, pressoché intatto, che
protegge e valorizza l'antica e abbandonata chiesetta.
Per giungervi bisogna lasciarsi alle spalle i pochi agglomerati abitati
e incamminarsi fra i boschi seguendo un antico sentiero che si inerpica
sul poggio, seminascosto dalla vegetazione, ma dove ancora ben visibili
sono le tracce del lavoro e del dissodamento dell'uomo.
Dopo aver incontrato alcune case, quasi inconsuete in quel paesaggio
in cui la natura è padrona, ci appaiono la torre campanaria e
le mura della chiesetta, eretta senza soluzione di continuità
su una parete rocciosa, sostegno naturalissimo e suggestivo di una costruzione
semplice e rustica, ma non priva di prestanza stilistica, che corona
lo splendido paesaggio rendendolo ancora più interessante per
i valori di umanità, di tradizione, di storia e di fede che da
essa traspaiono.
Dal piccolo sagrato, a cui si accede mediante una scalinata in sasso,
si distende allo sguardo un vasto tratto di Appennino che non si può
racchiudere in una sola immagine, né esaurire in poche e insignificanti
annotazioni geografiche.
Bisogna veramente salire quassu', saper guardare intorno, sentire da
lontano gli echi della vita quotidiana che qui si stemperano e si addolciscono
nell'atmosfera serena e calma della natura, carica di mille silenziosi
rumori.
Impressione questa di una esperienza personale che, per quanto limitata,
non può andare disgiunta da un discorso nuovo, ancora da impostare,
ma certo da proporre: quello di un turismo più intelligente,
più maturo e più educativo alla riscoperta delle nostre
ricchezze naturali e paesaggistiche, rivalutate e salvaguardate nella
loro dimensione umana, nelle loro stratificazioni storiche, nella loro
naturale bellezza.
Il promontorio di Sassoguidano, quasi del tutto inaccessibile dai lati
nord-est-ovest, digrada invece dolcemente verso sud, incorporando il
territorio di Sassomassiccio; dovette anticamente offrire sicure garanzie
di difesa, nonché di collegamento visivo e segnaletico con le
maggiori fortificazioni del Frignano centrale.
Nella conformazione del territorio possiamo dunque individuare una delle
prime e fondamentali ragioni dell'esistenza del castello di Sassoguidano,
di cui oggi non vi è più traccia, ma che dovette rappresentare
il centro della vita organizzata di questa comunità, come attesta
l'esistenza della chiesa. Ricostruire le vicende umane di cui esso è
stato protagonista è compito precipuo dello storico, che alla
storia si volge per ricercare il significato della realtà presente,
il passato da cui è sorta e il futuro che come possibilità
racchiude in sè.
Non sappiamo con certezza quando il castello di Sassoguidano sia sorto,
tuttavia assai presto dovette erigersi sul poggio omonimo una primitiva
torre segnaletica, inserita nel sistema difensivo facente capo al "
castrum Feronianum " (sec. VI-VIII).
Il castello dovette quindi essere edificato sulla primitiva costruzione
difensiva presumibilmente intorno all'XI-XII secolo e diventare conseguentemente
il centro della vita sociale, economica, politica e religiosa per gli
abitanti della zona.
Troviamo il comune di Sassoguidano giurare fedeltà a Modena nel
1205. Accanto all'elemento popolare, che sta lentamente prendendo coscienza
di sè, dobbiamo tuttavia ricordare la presenza di " domini
o cattani ", appartenenti alla faziòne dei Gualandelli,
i quali signoreggiarono il castello di Sassoguidano almeno fino alla
metà del XIII secolo.
Nel 1234 i Frignanesi, rappresentati da Ugolino, fu Bartolomeo Da Frignano
e Gualando, del Opizo Da Serrazone de' Gualandelli, stabiliscono un
trattato coi comune di Bologna.
Tra i castelli che essi promettevano di cedere a questo comune troviamo
elencato quello di Sassoguidano.
I Frignanesi promettevano completa fedeltà a Bologna, si obbligavano
a far pace e guerra secondo piacesse ai Bolognesi. Si impegnavano inoltre
a versare l'imposta di tre soldi di bolognini per ogni o di buoi e diciotto
per ogni zappa posseduta. Tutte le contese fra Bologna e il Frignano
dovevano essere trattate a Bologna, ma nelle interne contese i Frignanesi
il comune di Bologna non doveva intervenire, se non quando trattavansi
questioni i nobili.
Questo trattato conteneva inoltre altre clausole di grande interesse
per la storia duecentesca del Frignano, dalle quali risulta che i Frignanesi
venivano equiparati ai " cives " bolognesi e che il Frignano
manteneva una propria giurisdizione e quindi una precisa autonomia.
Questo documento si pone pertanto sui piano dei trattati di alleanza
in cui vengono rispettate le reciproche autonomie, anziché sul
piano delle dedizioni e delle sottomissioni che in molti casi si stipuleranno
appresso col comune di Modena.
Le alleanze infatti, come era nella natura dei tempi, si capovolgevano
abbastanza velocemente: nel 1240 troviamo una nuova promessa di cessione
del castello di Sassoguidano, da parte dei suoi " domini "
Gualandelli, al comune di Modena; ma, già a partire dal 1276,
il suddetto castello doveva essere caduto in possesso della fazione
opposta, rappresentata dai Montecuccoli.
Signore del castello è ora un certo Ermannino di Cacciaguerra,
probabilmente seguace dei Montecuccoli, il quale giura fedeltà
a Modena il 30 giugno 1276, agendo per sè, per la sua famiglia
e per 31 suoi seguaci del Frignano.
Il Cacciaguerra promise di consegnare il castello di Sassoguidano sotto
la penale di mille lire imperiali; è quindi annoverato fra quelli
posseduti dalla fazione Montecuccoli, che la commissione Modenese, comandata
da Francesco Sterzati, doveva occupare ai primi di luglio del 1276.
Il 9 luglio, dopo aver occupato facilmente il castello di Gaiato, che
era stato evacuato, la commissione si mise in cammino per Sassoguidano,
dove il nobile Ermannino Cacciaguerra e il massaro del comune Giovanni
Bonvicini le affidarono il castello con tutti i suoi fortilizi. Il giuramento
di fedeltà venne prestato dal massaro e da 30 uomini di Sassoguidano;
il castello fu affidato alla custodia del capitano modenese Monardo
de Morano.
Pare però che i Gualandelli rivendicassero ancora pretese su
Sassoguidano; infatti in un documento del dicembre del 1276 la parte
dei Gualandelli stipula un compromesso davanti a Bazzalerio da Montegarullo
e Matteo Montecuccoli: " de omnibus et singullis causis et questionibus
quas habent simul ve1 habere possent pro castris de Montecreto et turri
posita in dicto castro de Saragono. ~. et de castris Sasoguidano et
Muntisforte. ..".
Oltre ai contrasti fra i nobili, anche la parte popolare doveva essere
divisa da contrasti interni, giacché il comune di Sassoguidano
è elencato fra quelli in cui le parti popolari dei Roiti, Ubertelli
e da Varola devono rappacificarsi, secondo le disposizioni di Modena
del 27 giugno 1280.
Ancora nel 1280, il comune di Sassoguidano è elencato fra quelli
componenti il comune federale del Frignano, distinto da " Sancta
Marie de Sasso ", piccolo centro che doveva sorgere presso Sasso-guidano
e la cui chiesa è ricordata nel catalogo del XV secolo come "
ecclesia S. Marie de Sasso Guidani ", dipendente dalla Pieve di
Renno. I due comuni vicini sono menzionati ancora nel 1310, componenti
il " Comune Fregnani partis guelfae ". Nella
" fumenteria " del 1320 il comune " Sassoguidani "
conta fumanti 121, il comune di Sanctae Mariae de Saxo " fumanti
5.
Sassoguidano trovasi quindi compreso fra i castelli affidati ai signori
Montecuccoli con diploma imperiale del 1368. Niccolò III ne riconfermò
il governo a Gasparo Montecuccoli nel 1394. Lo stesso ricevette nuova
investitura nel 1443 dal duca d'Este Leonello, confermata poi ripetutamente
dai suoi successori. Nel 1488 è compreso nella " parmediata
" del Frignano, podesteria di Montecuccolo.
Durante il XVI secolo, Sassoguidano, Bibone, Verica, Castagneto e Gaiato
furono tra i feudi dei Montecuccoli quelli più devastati da torbili
e ribellioni, causati forse dalla presenza del fenomeno del brigantaggio
(v. Gaiato e Castagneto). Perciò fin dal 1527 tali terre furono
affidate alla giurisdizione di un commissario speciale, inviato direttamente
dal duca d'Este. Questa disposizione però non comprometteva la
signoria dei Montecuccoli su questi feudi, dalla quale al contrario
anche essi potevano trarre vantaggio.
Dopo la morte del conte Mario (1569), per le controversie insanabili
sorte fra i suoi eredi, il duca D'Este prese provvisoriamente possesso
delle terre di Semese, Verica, Castagneto, Bibone, Sassostorno, Castellino
delle Formiche, Sassoguidano; essi questi, come scrive il commissario
Conradi ben popolati e di bellissima vista dei quali 30 lire d'imposte
feudali si ritraevano...
L'acquisizione del feudo comprendente le suddette t:erre pervenne per
vie laterali al ramo dei Montecuccoli di Montese e diviso fra Cesare
Il e Girolamo, figli di Bersanino Montecuccoli. Nel 1588 morte di Girolamo,
il feudo venne ricostituito sotto l'unica podestà di Francesco,
figlio di Cesare II. Vi succederà poi Enea Montecuccoli e sarà
il figlio di questi, Francesco, che nel 1630 cederà il feudo
alla Camera ducale, ottenendone in cambio quello di Guiglia. Nel 1636
Sassoguidano insieme a Semese fu affidato all'amministrazione del marchese
Ippolito Bagnesi.
L'individualità di Sassoguidano si perde nei documenti a vantaggio
di altri centri più importanti e famosi e in particolare di Semese,
alle cui sorti sarà legato fino alla fine del settecento.
E'i probabile che la sua importanza fosse diminuita anche da un punto
di vista demografico ed economico, infatti in una relazione del 1636
si legge: " Sassoguidano è villa piuttosto sterile di 29
fuochi e 111 anime, con ridotto di casette antiche parte dirupate dove
era la chiesa e la canonica ".
Alla fine del settecento gli abitanti sono solamente 105, alla fine
dell'ottocento 256; attualmente Sassoguidano è frazione del comune
di Pavullo fra le meno popolate: 44 famiglie, in tutto 137 abitanti.
La chiesa dedicata a S. Paolo, è ricordata negli antichi cataloghi
delle Chiese Modenesi del XIII, XV secolo come dipendente dalla pieve
di Verica.
Nel periodo tridentino eravi rettore Don Lorenzo Sassoguidano. Al suo
interno trovasi un pregevole dipinto in buono stato di conservazione
da attribuirsi, secondo il Toschi, ad un artista della metà del
trecento. Raffigura la Madonna col Bambino che le si stringe al petto,
volgendosi a guardare i fedeli. Dal viso della Vergine traspare una
grande dignità e dolcezza; ai suoi lati, ma in proporzioni più
piccole, sono rappresentati i Santi Giuseppe e Antonio e ai suoi piedi,
inginocchiate, le figure di due Sante.
Al di là dei documenti citati la storia di Sassoguidano si lascia
difficilmente penetrare, ma le testimonianze di storia e di vita non
sempre sono scritte o leggibili chiaramente, per questo proponiamo ricerche
più pazienti e studi più approfonditi (ricerche archivistiche,
studio architettonico della chiesa, lettura dell'iscrizione corrosa
sul portale di ingresso, rilevamento accurato delle antiche case sparse
nel territorio, raccolta delle tradizioni, riscoperta degli antichi
sentieri, dialogo con gli abitanti) certi che la ricchezza umana, storica,
artistica del paese potrà essere colta da chi ne rispetti l'individualità
e ami nel suo presente il passato da cui è sorto, operando per
una valorizzazione futura all'interno del contesto storico ambientale
e paesaggistico che gli è proprio.