STORIA
Uno studioso e abitante di Verica ha recentemente
descritto così il paesaggio della sua terra: " Verica è
una vasta terrazza suL Panaro, serpeggiante ai suoi piedi; la sua altimetria
pressoché collinare va da un minimo di circa 200 mt. s.l.m.,
al fondovalle ad un massimo di 800 mt. a Semese, con qualche balza o
scoscendimento, però anche con frequenti ampi pianori e dolci
pendii " (I. Ghibellini).
Il nome stesso di Verica, dal latino " Aprica "(esposta al
sole), ci suggerisce immediatamente l'idea di una zona fertile e particolarmente
adatta agli insediamenti fin dai tempi più antichi, data la sua
posizione geografica che permette un facile accesso alla pianura padana
e la sua naturale fertilità, certamente valorizzata dall'opera
di bonifica e di dissodamento promossa dai monaci, la cui presenza è
attestata fin dal IX secolo.
Naturale quindi pensare ad una zona densamente abitata, la cui popolazione
fosse dedita prevalentemente all'agricoltura; tale fatto rende ragione
del fenomeno dell'insediamento sparso, che in epoca comunale si esprimerà
nella formazione di molteplici comunità amministrativamente autonome.
Zona quindi popolosa e ricca, oltre che di confine e di collegamento
verso Montespecchio-Fanano; Salto-Montese; Castiglione-Semelano e dunque
con la montagna bolognese. Da Verica inoltre doveva passare con ogni
probabilità la strada che da Vignola, Marano, Festà, Montepassatore,
Fanano attraverso il passo sopra l'Ospitale, Croce Arcana, portava a
Cutigliano e Pistoia.
La viabilità antica doveva essere una viabilità di crinale,
sostituita poi, in epoca romana, da una viabilità di fondovalle
o di mezza costa, per ritornare negli spartiacque interni, più
sicuri e difendibili, nel periodo medioevale.
Nella zona di Verica dovettero fermarsi o sostare più o meno
a lungo i vari popoli che abitarono successivamente il Frignano; la
presenza romana è ancora palesemente attestata dalla toponomastica
dei luoghi: " Corognum" (Cotogno), M. Folignano, " Marcius
" (Marzo).
La vasta conca di Verica, non facilmente difendibile da un sol lato,
dovette ben presto essere munita di un sistema multiplo di fortificazioni,
presumibilmente collocato sui rilievi più alti, così da
costituire una sorta di cintura protettiva sulla valle del Panaro.
In epoca bizantina, tale sistema doveva far capo al " castrum "
centrale del Frignano (Poggiocastro -Monteobizzo). Non sappiamo con
sicurezza ove fossero ubicate queste primitive fortificazioni, certo
non più di semplici torri segnaletiche; data comunque l'orografia
dei luoghi è facile presumibilmente pensare anzitutto a Semese,
che è il punto di maggiore elevazione della zona (m. 803), in
perfetta corrispondenza con Gaiato, col quale è in collegamento
visivo diretto. Punti segnaletici intermedi dovevano essere costituiti
da Monterastello, Montefolignano, Sassoguidano.
Per Monterastello non sembrano esservi dubbi, giacché in un documento
del 1016 viene nominata, nella " curtis " di Verica, proprio
la sua chiesa dedicata a S. Giorgio; tale " titulus " ci fa
supporre la preesistenza di un presidio longobardo, subentrato ad uno
bizantino durante l'alto Medioevo.
Dopo la caduta del regno longobardo, si diffonde anche nella nostra
zona l'organizzazione carolingia, con la relativa organizzazione ecclesiastica
e feudale.E' in epoca franca (IX - X) che compare per la prima volta
la citazione della località " Aprica ". La famosa carta
nonantolana dell'890, redatta a Coscogno, menziona infatti, tra i vari
beni appartenenti al monastero, < Aprica ", insieme a "
Betenelio ", " Cusconio ". Non sembra invece riferibile
alla nostra località il documento dell'881, relativo alla consacrazione
di una chiesa in " habrica "da parte del vescovo Leodolino,
come recentemente ha dimostrato il Bertoni.
Solo a partire dall'XI secolo i documenti si fanno più precisi
e, al di là della semplice indicazione della località,
ci permettono di rilevare anche la situazione giuridica e l'importanza
sociale e politica di Verica.
Nell'anno 1016, trovasi una donazione in favore del monastero di s.
Pietro di Modena relativa alla " Curtem unam que dicitur Abrica
cum... quadam ecclesia ibi fundata in beatissimi Georgjji honore ".
La chiesa di s. Giorgio è, come abbiamo detto, quella di Monterastello,
ma ciò che qui è importante rilevare è l'attestazione
dell'esistenza della " corte " di Verica.
Un'altra corte, quella di Chiagnano, trovasi documentata pochi anni
dopo (1033). La corte dovrà qui essere considerata nella sua
accezione pubblicistica e non già privatistica, cioè un
vero e proprio distretto politico-amministrativo autonomo, all'interno
del più vasto distretto del Frignano.
L'origine della corte in senso pubblicistico si ricollega al sistema
fiscale del secolo X, sulla base della preesistente organizzazione amministrativa
bizantina e longobarda.
Durante il X secolo, in seguito alla terribile invasione ungarica, si
riscontra anche nella nostra zona il fenomeno della costruzione di nuove
difese militari: quello che è stato chiamato "la seconda
generazione di castelli ", dopo la prima tardo-antica risalente
ai secoli V - VI (epoca bizantina).
Il nuovo incastellamento genera a sua volta nuove unità curtensi,
cioè dei veri e propri distretti amministrativi e fiscali autonomi,
a cui fanno capo le popolazioni di una intera zona; le corti infatti
svolgono le due importanti funzioni della riscossione delle imposte
e delle pene pecuniarie, nonché dell'amministrazione delle terre
pubbliche.
E' presumibile pensare che anche per Verica si sia verificato questo
fenomeno e che, in seguito all'erezione del suo castello (non è
da escludere che si costruisse sulla base di una preesistente fortificazione),
essa assumesse anche la funzione giuridica di " corte ", come
attestano i documenti già a partire dall'XI secolo. Le "
curtes " infatti sono generalmente munite di un " castrum
" o " palatiolum ", centro dell'organizzazione pubblica.
Il castello di Verica deve pertanto essere sorto intorno al secolo X
diventando, assai presto, la dimora dei " domini loci. " locali.
La condizione di corte dovette quindi accrescere l'importanza di Verica
al punto da diventare, oltre che il centro amministrativo della zona,
anche il centro religioso, come attesta l'edificazione della sua chiesa
plebana, avvenuta non prima dell'XI secolo in corrispondenza alla pieve
di Coscogno, entrambe pievi minori, o filiali, della pieve centrale
del Frignano (pieve di Paule-Renno).
La corte di Verica, dopo il documento del 1016, è nominata ancora
nel 1025 nella donazione del vescovo Ingone ai monaci di S. Pietro di
" duo iugera in loco palude... curtem unam que dicitur Abriga ",
con campi, terre, edifici... e con la chiesa di s. Giorgio, ricordata
ancora in documenti del 1034, 1038, che ne confermano il carattere pubblicistico.
La prima menzione del castello di Verica trovasi invece solo al finire
del secolo XI, anni 1073-74, periodo in cui l'abate di s. Pietro roga
due atti a Verica.
Il primo è del 17 ottobre 1073: si tratta della concessione dell'abate
di S. Pietro di terre poste in " Boiboni " e in " Palude
", in favore di Azzo " presbiter " ed altri (si nominano
Sigifredo e Gezio, figli di Albizzone da Frignano); " actum hoc
est in castro Abrice Jeliciter ".
Il secondo atto (1073 - novembre 1074) è relativo ad una concessione
dell'abate di S.Pietro in favore di " Martino de Naspido filius
q. Imelde "; " actum hoc est in loco Abri~e feliciter ".
Ancora nel secolo successivo (1169), fra i possedimenti degli abati
di S. Pietro, sono citati S.Michele di Paule, castello di Iddiano con
le chiese di S.Michele e di S. Maria e " corticellam qui dicitur
Abriga cum omne integritate ".
Nelle dedizioni del 1197, fra il 6 e il 9 agosto, giurano gli "
homines de plebe Aurige "; " de Monte Folegnano "; "
de Sasso Marsico " (Sassomassiccio); " de Monterastelo ";
" de Castaneto "; " de Buibono ,qui attestata una perfetta
corrispondenza curia-pieve che non ha bisogno di ulteriori conferme.
Nelle dedizioni del 1203, giurano presso la pieve di Verica gli uomini
di Monterastello, Iddiano, Gaiato e Montorso.
Il castello di Verica doveva presumibilmente sorgere nella parte centrale
dell'attuale paese, nella località tutt'ora denominata "
Castello ". Poiché il castello doveva essere posto a non
più di 398 mt. s.l.m., è probabile che sui rilievi circostanti
Verica sorgessero in età comunale (XII-XIII secolo) nuove fortificazioni
sulla base delle precedenti torri segnaletiche, a difesa della totalità
della valle. Certa comunque è la preminenza del castello di Verica,
almeno fino alla metà del secolo XIV, fino a quando cioè
si ha notizia della potente famiglia " Da Verica ", che dovette
esercitare il dominio sull'intera zona, garantendone quindi una certa
autonomia, pur essendo i Da Verica seguaci del partito ghibellino.
Al 28 febbraio 1273, Aldrovandino del fu Raniero da Verica insieme a
Guidinello e Matteo Montecuccoli, Guicciardino da Renno ed altri, si
portano a Modena e giurano di abbracciare il partito guelfo. Aldrovandino
da Verica è presente pure nelle dedizioni del 1276, stipulate
nel palazzo comunale di Modena il 26 giugno, insieme agli altri rappresentanti
della fazione ghibellina. Pochi giorni dopo, troviamo fra i giurati
un certo Accarisio, figlio di Bonifacio da Marzo, forse proveniente
dall'attuale località Ca' di Marzo, poco distante da Verica.
Il castello di Verica è poi elencato fra quelli dei Montecuccoli
che la commissione modenese, comandata da Francesco Sterzati, doveva
occupare a nome del Comune. Al primi di luglio del '76, la commissione,
dopo aver occupato Bibone, si trasferì a Verica, dove trovò
festosa accoglienza dal massaro Bondì di Jacobo e dal sindaco
Jacobo di Guido e da altri 60 uomini del paese; tutti erano lieti per
l'arrivo dei modenesi, che aveva loro permesso di cacciare il fedudatario
Aldrovandino, il quale nel frattempo si era rifugiato a Sassostorno,
di cui pure era signore.
Quindi il massaro e il sindaco, con 60 uomini del paese, prestarono
il giuramento di fedeltà. La commissione pernottò a Verica
per dirigersi il giorno seguente a Montecuccolo, ove trovò ben
altra situazione.
In un documento del 1278 (12 gennaio) troviamo ancora esplicitamente
menzionato il castello di Verica. L'atto è rogato appunto in
" castro Aurige ", scritto per mano di Bonifacio " de
Marce ", presenti i testimoni Arduino, " archipresbiter "
di Verica, e il " presbiter Bernardo de Auriga "; il documento
tratta del pagamento della dote di Agnesia, moglie di Gosbergo figlia
di. Bonifacio della Verrucchia, da parte del " domino Guilielmo
Gualandi de Sasedetla ".
Il 10 marzo 1279, Matteo Montecuccoli assolve Aldrovandino " de
Auriche " per 47 lire modenesi. L'atto è rogato in Montecuccolo.
Nel giugno del 1279, una concessione di tre appezzamenti di terreno
posti in Verica è effettuata da Arduino, " archipresbiter
" della pieve di Verica, in favore di " Sassono Guiducii ".
L'atto è rogato in Verica.
Il comune di Verica è compreso nell'elenco dei comuni del Frignano
nel 1280. Nella < fumanteria "del 1320, " Aurigae "
conta fumanti 2212.
Nel 1337-38, i fratelli Gotifredo e Mattiolo de Auriga sono elencati
fra i cattani che parteciparono alla compilazione dei nuovi statuti.
Gotifredo, Capofazione insieme a Nerio da Montegarullo del partito guelfo,
fece atto di sottomissione al marchese d'Este nel 1347.
Dino, notaio di Verica, è eletto statutario dai cattani e dal
consiglio generale del Frignano, per la redazione degli Statuti.
Nella rubrica XXVII del libro III degli Statuti troviamo un interessante
brano di vita comunale riguardante i terreni e i boschi di Castiglione,
che dovevano essere goduti in comune dagli uomini di Verica, di Salto
e Zudignano. "ordinato che i comuni e gli uomini di Verica, Salto
e Zudignano usufruiscano dei detti beni in comune; essi possono passare
con persone e bestie per il territorio e il distretto di Castiglione,
purché non rechino alcun danno agli uomini e alle coltivazioni
di questo luogo. Un " fumante " è poi aggiunto ai tre
comuni suddetti, per le parti che equamente godevano in Castiglione.
Nel consiglio generale di Monzone del 1342 troviamo ancora l'attiva
presenza degli uomini di Verica: fra i cattani vi è Rainaldo
di Verica e tra i popolari Carletto di Marzo.
Un altro, e forse l'ultimo, rappresentante della illustre famiglia dei
Da Verica è Azzo (" Azo de Aprica ") vivo nel 1347.
Fu uno dei maggiori e più valorosi capitani del Frignano, alleato
coi Montecuccoli nel 1346, sottomessosi agli Estensi nell'anno successivo
e in seguito ad essi nuovamente ribelle. Dopo Azzo, non abbiamo più
notizia della famiglia Da Verica, forse estintasi naturalmente o soggiogata
con la forza e distrutta dagli Estensi.
A partire dal 1387, tutta la zona di Verica è ormai saldamente
in mano ai Montecuccoli e precisamente a Lanzalotto Montecuccoli, il
quale nel suddetto anno promette di cedere ai bolognesi, con piena giurisdizione,
molti dei suoi numerosi castelli, fra cui Semese con le sue rocche dipendenti:
Sasso Castagneto, Bibone, Monte di Verica, Corogno, Monterastello, Montefolignano,
Montemarzio e Monticello (di Verica). L'anno successivo Lanzalotto si
sottomette agli Estensi, riconsegnando al marchese d'Este i detti luoghi.
Negli anni successivi la zona di Verica dovette seguire il turbolento
signore Montecuccoli nelle sue alterne alleanze, finché nel 1394
si pervenne alla famosa contesa fra Lanzalotto e Gasparo Montecuccoli,
risolta a favore del secondo per intervento dei Lucchesi.
A Lanzalotto rimase solamente Semese, unitamente a Corogno e Monterastello,
già da lui posseduti. Due anni dopo però Lanzalotto ritornò
in possesso di quasi tutte le terre sopra citate.
La dominazione dei Montecuccoli si consoliderà nel secolo successivo:
in seguito alla tragica morte di Lanzalotto, avvenuta nel 1408, Gasparo
si impadronisce stabilmente di tutta la zona, trasmettendone la giurisdizione
ai suoi discendenti. Nel 1488 " Veriga " trovasi elencata
fra i comuni di " parte mediata " del Frignano, Podesteria
di Montecuccoli.
E' probabile che in seguito a questa nuova influenza politica Semese,
data la sua posizione strategica, diventasse il castello più
importante della zona, sostituendo forse quello stesso di Verica nella
sua antica funzione di " castello di pieve ". Il castello
di Verica pertanto, persa la sua funzione giuridica e la sua autonomia,
dovette forse essere abbandonato, lasciando che il tempo ne facesse
giustizia nello stesso modo con cui gli eventi avevano cancellato la
nobile famiglia dei Da Verica.
Verica dovette tuttavia restare un centro assai importante della zona,
essendo la sede della chiesa plebana e centro di una fiorente attività
economica. Troviamo infatti a Verica nel 1445 mastro Matteo fabbro "
dal Montexello de Auriga "; la presenza del fabbro è indice
sicuro di una numerosa popolazione e di una attiva vita economica e
commerciale.
Il centro della vita economica doveva essere la parte più alta
del borgo, il cosidetto " Monte di Verica ", da non confondersi
col " Montexello " (vicino Monticello). Una vigna con mori,
posta in " Monteauriga ", è venduta per lire 40 a Giacomo
detto Zenone, fu Abramo del Monte di Verica, il 13 gennaio 1459.
Il 21 giugno 1501 in Monticello di Verica " unum casamentum cum
lapidibus " è valutato lire 10.
In epoca moderna Verica seguirà le vicende politiche di Semese,
alla cui podesteria era stata aggregata (v. dettagli scheda di Semese)
RESTI ATTUALI. CARATTERISTICHE
ARTISTICHE E TIPOLOGICHE
La torre è libera da aggiunte edilizie solo sui lato sud, su
cui si notano:
- cornice in mattoni disposti a dente di sega a 3/4 dell'altezza,
secondo un motivo che ricorre anche nella torre secondaria del castello
di Montecuccolo;
finestrella originale sulla cornice, con riquadratura in arenaria;
- sperone allo spigolo di destra, indicante un innesto di antica muraglia.
Fabbricato connesso alla torre, sul lato di ponente con:
- feritoia verticale vicina all'incrocio dei muri;
- portale trilitico (lato nord) a spigoli arrotondati con luce di
strette dimensioni, e soprastante portale più antico in conci
disposti a tutto sesto (fine secolo XIV);
finestra, sul fianco verso strada (ovest) con grosse riquadrature
d'arenaria e spigoli lavorati a smusso (sec.
XVI).
Architrave di finestra, rilevabile in un'antica casa del borgo già
parzialmente ricostruita, decorata con incisione della spirale solare,
della rosa comacina a sei petali, del nodo gordiano e di cinque bozze
racchiuse in una cornice triangolare, assai simile all'originario
stemma dei Montecuccoli (monti sovrapposti a piramide).
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