MONTERASTELLO


STORIA
L'insediamento di crinale Monterastello - Corogno (Montefolignano-Brocco) può ritenersi tipico del sistema difensivo medioevale, che univa alle esigenze militari anche quelle di aggregazione delle comunità sparse, nonché di collegamento. Si spiegano così i sistemi doppi e multipli che si possono riscontrare sulla strada di crinale, battuta al suo inizio da una fortificazione che porta al-castello posto sullo sprone. In particolare, il sistema Corogno- torre - Monterastello- castello, collegati dalla strada di crinale, costituisce un diagramma ancora leggibile, benché in seguito siano avvenute trasformazioni, quali la cimatura della torre castellana e la trasformazione della torre di Corogno in casa-torre.
Lo sviluppo e la fortificazione di tutta questa zona di crinale che, da Semese - Corogno - Monterastello - Montefolignano - Brocco - Sassoguidano, costituisce una sorta di cintura protettiva intorno a Verica ed alla sottostante valle del Panaro, devono essere avvenuti non prima dell'età comunale, cioè verso la fine del XII - XIII secolo, sia pure sulla presumibile base di antiche e primitive fortificazioni, non più di torri segnaletiche ,incentrate su Poggiocastro-Monteobizzo che ci porterebbero molto indietro nel tempo, come farebbe pensare il " titulus " della chiesa di S. Giorgio di Monterastello.
La chiesa di S. Giorgio trovasi nominata nella corte di Verica già a partire dall'inizio dell'XI secolo 1016) e il " titulus " potrebbe essere indicativo dell'esistenza di un antico presidio longobardo, succeduto ad un avamposto bizantino.
Questa primitiva linea fortificata, oltre che inserita nel sistema stellare difensivo intorno al " castrum " centrale del Frignano, doveva ripetere lo stesso sistema disposto a raggera intorno al " castrum " centrale di Verica, sorto presumibilmente intorno al X secolo: (seconda generazione di castelli).
Emerge così tutta una prima linea fortificata a guardia del sottostante fondovalle che, da Benedello, Iddiano, Sasso, Castagneto, Rocche di Verica, Gaiato, Renno di Sopra, Olina, sbarrava l'accesso alla zona centrale del medio Frignano.
Veri e propri castelli, Monterastello, Semese e forse lo stesso Corogno, sorgono pertanto più tardi durante la così detta terza generazione di castelli. corrispondente al periodo comunale. La nascita dei nuovi castelli origina unità amministrative autonome, vere e proprie corti che tuttavia, almeno da un punto di vista religioso, continueranno a fare capo all'antico centro di Verica, che godrà di una certa preminenza nella zona, finché non sarà sostituito dopo la metà del XIV secolo dal castello di Semese, in potere dei Montecuccoli.
La prima menzione di Monterastello trovasi in un documento del 1147 del monastero di 5. Pietro e quindi nelle dedizioni del 1197, in cui troviamo citati pure gli " homines " di Montefolignano, Sassomassiccio, nonché di Castagneto, Bibone e Sassoguidano.
Nelle dedizioni del 1205 giurano gli uomini di Montefolignano e Sassomassiccio e presso la pieve di Verica prestano il loro giuramento gli uomini di oMonterastello e Iddiano.
Nel 1276 i Comuni di Montefolignano e Monterastello furono probabilmente rappresentati da Aldrovandino da Verica, il quale giura fedeltà a Modena il 26 giugno di quell'anno. Pochi giorni dopo Accarisio figlio di Bonifacio da Marzo (da Sasso-marzo) ripete il giuramento. Il 29 giugno 1276 i nobili della Verrucchia eleggono loro procuratori e nunzi speciali Matteo Montecuccoli e Albertone di Monterastello per risolvere la questione con Oddolino di Montalbano.
Nella " fumanteria " del 1320 il comune di " Montis Rastelli " conta fumanti 3 ½, quello di " Montis Folignani " fumanti 4, " Martii " fumanti 3.
Dalla metà del XIV secolo, in tutta questa zona si consolida il potere dei Montecuccoli in relazione alla scomparsa dei signori Da Verica. Già a partire dal 1315 è presente, proprio a Monterastello, l'ingerenza della potente famiglia ghibellina, infatti nelle lotte tra Guidinello Montecuccoli e Manfredino Rastaldi il primo, dopo aver perso Montese occupato dai bolognesi, si ritirò a Monterastello.
Nel 1387, nella cessione di Lanzalotto Montecuccoli dei suoi castelli ai bolognesi, troviamo citati, fra gli altri, Corogno, Monterastello, Montefolignano e Montemarzio, nonché Verica e Monticello. Nel 1394, in seguito alla famosa disputa fra Gasparo e Lanzalotto, i lucchesi intervennero a favore del primo affidandogli Gaiato, Montecuccolo, Monte-forte e resero a Lanzalotto solo Corogno e Monterastello, già da lui posseduti unitamente a Semese. Nel 1396, in seguito alla controversia tra il marchese d'Este e Lanzalotto, dovettero intervenire come arbitri i Comuni di Firenze e di Bologna, che riconfermarono il potere di Lanzalotto su tutta questa zona.
Prima di procedere oltre vediamo quale poteva essere lo " status " di questi luoghi sul finire del XIV secolo. Il Ghirardacci riporta il documento della famosa cessione di Lanzalotto ai bolognesi del 1387 e definisce come fortezze sottoposte al castello di Semese: Sasso, Castagneto, Bibone, Monteauriga, Corogno, Monterastello, Montefolignano, Montemarcio, Monticello, "le quali tutte sono a guisa di fortezze "., probabile però che Monterastello diventasse nel secolo successivo un vero e proprio castello residenziale, dimora dei nuovi signori Pio da Carpi. Infatti nel 1405 il marchese Nicolò III infeudò Monterastello ad Alberto, Marco, Giovanni Galeazzo Pio da Carpi.
Un atto del 17 ottobre 1453 è redatto nel palazzo di Monterastello: " Actum Montis rastelli de frignano, Mutine diocesis in palatio dicte terre corarn et presente spectato viro Marsilio condam Iohannis de petronibus cive Carpi et ad presens potestate Montisrastelii predicti pro magnificis dominis domino Alberto et Galasio de Piis ": Guido detto Guidotto fu Giacomo detto Bataia di Monterastello vende a Tommaso fu Giacomino " de Bragherio de Somesio " una terra lavorativa posta " in curia Martii " detta " I critalini " per lire 42.
Il castello era munito di una robusta torre che nel 1535, quando la montagna modenese era infestata dai Tanari, il bargello di Modena voleva abbattere affinché non servisse da rifugio ai banditi. Il podestà di Guiglia, però, lo dissuase. In epoca moderna Monterastello seguì infatti le vicende di Guiglia, alla cui giurisdizione fu soggetto fino al 1623, anno in cui fu ceduto dal duca di Modena al conte Orazio Montecuccoli.
A quell'epoca Monterastello è descritto come: " una terriciuola a forma d'arco costituente un castelletto di 14 case unite nel circolo et si riduce poi quadrata mediante un casamento ove è fondata una torre assai ben fatta et conservata goduta da una famiglia de Barachani; ha 8 ville sotto di se cioè Sassomarzo, Castellino, Montefulignano, Busolo, Segularo, Polecchia, Cadicato, Cadisillo e Guidecione. Il castello fa 14 fuochi e l'insieme delle ville 28 con 172 anime. La chiesa non ha cure d'anime è soggetta alla pieve di Verica ".
L'antica chiesa di 5. Giorgio è documentata distintamente dalla pieve di Verica nei cataloghi delle antiche chiese modenesi del XIII e XV secolo; dovette essere in seguito abbandonata data la sua vicinanza con la pieve di S. Geminiano. Nel periodo post-tridentino la chiesa di Monterastello, " si-ne cura ", era retta da Don Ercole Coccapani di Carpi e dal cappellano Don Bartolomeo. Successivamente non se ne troverà menzione alcuna.
La peste del 1630 colpì duramente il paese di Monterastello, che rimase pressoché spopolato.
Alla fine del '700 la popolazione non supera le 80 persone. Il Ricci ci descrive alcune caratteristiche geografiche: " alla sinistra di un rio trovasi cava di pietra molari e veggonsi pure strati di calcedonia. Trovasi pure una sorgente nel luogo denominato Fontana Mora che scaturisce da uno strato di terra nera e rende fetido odore che presto svapora ".
Durante l'occupazione francese, Monterastello fu scelto come quartier generale della guarnigione francese.
In seguito alle nuove distrettuazioni del 1813-16, Monterastello viene ridotto a semplice borgata compresa nella frazione di Verica.
Il suo castello recentemente restaurato è attualmente di proprietà del signor Manfredi.
Sulla parte laterale dell'ingresso trovasi su un ampio voltone una iscrizione solo in parte leggibile: "Hoc opus fecit facere " (lato sinistro per chi guarda nella prima riga) e nella riga sottostante " anno domini millesimo CCC XX III ", con stemmi da studiare (uno dei quali potrebbe essere dei Pio da Carpi e l'altro quello di parte guelfa frignanese).
Ricordiamo infine che la comunità di Monterastello, unitamente a quella di Sasso (Camurana), ebbe i suoi statuti approvati il 14 febbraio 1660 dal Duca Alfonso IV su precedente conferma del Duca Francesco.

CARATTERISTICHE ARTISTICHE E TIPOLOGICHE DEL CASTELLO
Complesso di tipo castellano costituito da torre, palazzo feudale - signorile, cinta muraria, borgo, con ampio riscontro di muratura a filaretto.
Torre massiccia a pianta quadrata probabilmente cimata della parte piu' alta, con tetto a quattro falde.
- Finestrella monofora originale sul lato est.
- Portale notevolmente sopraelevato, ad arco monolitico, datato 1323, con iscrizione e stemmi scolpiti a bassorilievo.
Dimora feudale in un unico corpo di fabbrica addossato al la torre sui lato di ponente.
- Balchio con doppio loggiato di accesso ai palazzo e alla torre, con due colonnette ottagonali lavorate con lo stesso motivo decorativo riscontrato al Ronco, ma di proporzioni più tozze, e con base e capitello a piattabanda molto pronunciata. La diversa dimensione delle due colonne inducono a pensare che siano elementi di recupero .
- Grande portale trecentesco, ad arco acuto in conci perfettamente squadrati, al piano terra del palazzo, con una spallatura parzialmente occlusa dai balchio, di evidente introduzione posteriore.
- Ampia finestra, del primo quattrocento, in conci regolati, disposti ad arco a tutto sesto, nel mezzo del prospetto sud. Sullo stesso fronte si nota, in basso a sinistra, una feritoia che attesta, assieme ai portale, l'origine trecentesca dei palazzo.
- Camino di grandi dimensioni, scolpito in pietra, con modanatura di sontuosa linea barocca.
Corpo di guardia, a sinistra dell'ingresso, con portale trilitico decorato a solcature parallele, del tutto simile a quello presente nel sottoscala della loggia.
L'ingresso al recinto murato avviene attraverso un grande portale a tutto sesto in cinque conci monolitici d'arenaria che nell'arco sono predisposti ad incastro.
La chiave dell'arco, sagomata a cuspide, è datata 1566 e gli stipiti portano al piede caratteristici paraspigoli per il passaggio dei carri.

CARATTERISTICHE ARTISTICHE E TIPOLOGICHE DI CA' SEGALAIA
L'insediamento si compone di due edifici dai salienti caratteri rinascimentali, in mezzo ai quali passa la strada.
La casa più a monte presenta un aspetto estremamente raffinato con finestre riquadrate da cornici classiche, modanate con lo stesso profilo di quelle della torre di Brocco.
Quasi a livello del suolo si trova una finestra con un architrave datato 1542 chiaramente di recupero da un portale di grande pregiò. Esso infatti reca scolpito ad altorilievo uno stemma con anello intrecciato a due ramoscelli, a lato del quale compaiono due croci.
Sullo spigolo a monte, a circa mt. 1 da terra, si trova una feritoia circolare (archibugiera) con intaglio orizzontale del concio.