PIEVE DI SAN GEMINIANO

Verica è oggi frazione del comune di Pavullo nel Frignano. Sorge a m. 585 s.m. nel fondovalle del fiume Scoltenna-Panaro, mà la località " Castello di Verica " sorge a m. 593 s.m. ed è circondata dai rilievi di Corogno-Monterastello (m. 637 s.m.), Semese (m. 803 &m.), Montefolignano (m. 620 s.mj, Sassoguidano (m. 705 sm.). Si tratta di una depressione valliva formata principalmente dal torrente Lerna, dai fossi del Frullino e delle Salde, dal rio di Castagneto e dal rio Camurana, tutti affluenti di sinistra del fiume Panaro, mentre gli affluenti di destra sono il rio S. Martino e il rio Rivella. Il punto di maggiore elevazione è Semese (m. 803) che corrisponde perfettamente a Gaiato (m. 923,5) coi quale è in collegamento visivo diretto, in modo da costituire una linea difensiva sulla sponda sinistra del fiume, come del resto, sulla sponda opposta una simile linea difensiva è rappresentata dal collegamento Rocchetta Sandri (m. 677), Monte-specchio (m. 666), Castiglione presso Bertocchi (m. 665).
Abitanti nel 1788: 195 (solo il centro storico. escluso Monterastello (80), Semese (120) e Sasso-guidano (105), che facevano comune a sé. Nel 1971 faceva ab. 748.
Il territorio di Verica (e quindi del comune di Pavullo) non oltrepassa il fiume Panaro, che costituisce il confine coi comuni di Montese e Zocca.
Storicamente " Abrica ", < Avriga ", " Aprica i>, o " Mons Aurica ", " castrum Abrice ", sulla base di insondabili ascendenze liguri-romane, che sono però abbastanza trasparenti anche nella toponomastica, è attestata per la prima volta in una carta nonantoiana dell'890 redatta in "Cusconio"; la stessa carta ricorda Coscogno, " Betenelio " e Balugola.
Nell'anno 1016 è nominata come " curtis i> con la chiesa in onore di S. Giorgio, che è quella di Monterastelio, dove il " titulus " fa supporre la preesistenza di un presidio longobardo subentrato ad uno bizantino durante l'Alto Medioevo.
Una carta del monastero di S. Pietro di Modena del 1073 è redatta "in castro Abrice feliciter i>, dal che si deduce che, oltre la fortificazione altomedioevale di Monterastello, era ormai sorto un " castrum " centrale nei pressi immediati di " Abriga " (od. castello di Verica). Ciò era stato frutto probabilmente dell'incastellamento della nuova corte (sorta per frazionamento dalla " corte generale " di tutto il Frignano, quella di Renno) motivato da inderogabili esigenze difensive tra il secolo IX e il X.
L'origine della pieve di S. Geminiano di Verica è da assegnarsi al secolo XI, con perfetto parallelismo con le pievi di Coscogno, Polinago, Pelago e Fanano, esclusa ormai la attendibilità di una presunta consacrazione da parte del vescovo Leodolino nell' 881, secondo la dimostrazione datane dal Bertoni. Le cappelle dipendenti dalla pieve di Verica secondo il catalogo del XIII secolo erano le seguenti: Sassoguidano, Montefolignano, Monterastello, Castagneto, Villa Bibone.
L'importanza della località nell'XI secolo è dimostrata dal fatto che vi rogono atti gli abitanti di S.Pietro e dal fatto che nel 1205 " apud Aurigam " furono ricevuti i giuramenti di fedeltà al comune di Modena da parte di molti " homines " di molti comuni del Frignano (10 maggio), così come altri furono ricevuti dai consoli di Modena, il giorno seguente, presso la pieve di Renno. Ciò fa pensare anche all'esistenza di una strada che, provenendo da Chiagnano, Iddiano, Castagneto, Sassoguidano, passasse poi per Renno attraverso l'Amola (con un probabile secondo percorso più basso attraverso Valdisasso-rupe, con Valdisasso Ponte). Gli " homines ", quindi il comune di Verica, erano già stati nominati in occasione dei giuramenti del 1197, e lo saranno ancora nel 1276.
Altri collegamenti viari importanti di Verica erano quelli con Montespecchio-Fanano da un lato, con Salto-Montese e Castiglione-Semelano dall'altro e quindi con la montagna Bolognese.
La Pieve era officiata da un collegio di canonici, come risulta da un prezioso documento regestato dal Vicini, con perfetto parallelismo quindi con Renno, Coscogno, Pievepelago e in genere con tutte le pievi. Aveva la sua famiglia di " domini loci i> o " capitanei ", detti appunto " de Aurica " ancora alla fine del XIII secolo, alla quale subentrerà poi nella signoria locale la famiglia "de Montecuccolo".


CARATTERISTICHE ARTISTICHE E TIPOLOGICHE
Fonte battesimale murato in una nicchia ricavata nella parete di destra, con parziale affioramento all'esterno, costituita da tre pezzi di arenaria sovrapposti e pregevolmente scolpiti.
Portale laterale di destra con acquasantiera scavata in due pietre dello stipite e datata 1587.
Portale laterale di sinistra (sotto al pulpito), corredato di analoga acquasantiera, ad arco a tutto sesto e vano ristretto che risulta essere uno dei pochi elementi originali ancora leggibili della Pieve (stile romanico).
Presenza su entrambi i fianchi di finestroni, alcuni a forma di mezzaluna, al di sopra delle cappelle laterali (ora murati).
Dieci statue pregevoli in terracotta, per lo più collocate in nicchia, di cui cinque sono provenienti dalla chiesa (ora dimora estiva) di S.Giacinto a Semese, molto probabilmente in occasione della ristrutturazione della Pieve avvenuta nel 1787; (quattro di esse sono attribuite al Begarelli od alla sua scuola).
Pala d'altare di una cappella costituita da quindici riquadri dipinti su tela, attribuibile al sec. XVI, di cui due centrali mancanti per fare posto ad una stupenda statua di Madonna con bambino in terracotta policroma.
La torre campanaria nell'aspetto attuale, chiaramente ristrutturata assieme alla chiesa, ricorda molto quella della Pieve di Renno e conserva la parte basamentale ad "opus quadratum " di origine molto più antica (ved. anche la presenza di una feritoia sul lato est).