SEMESE

DIMORA FEUDALE
Costruita su tre piani a prevalente sviluppo longitudinale lungo l'asse est-ovest che bene si presta a " battere " il territorio circostante, presenta il fianco di ponente fortemente speronato; All'interno, di particolare pregio lo scalone a chiocciola in pietra di collegamento verticale attestato sul muro esterno secondo un impianto tipologico e distributivo gia' riscontrato nel castello di Montecuccolo. Interessanti anche le finestre con i sedili interni contrapposti e ricavati nello spessore del muro, e il grande camino scolpito in pietra con mensoloni sagomati.
TORRE:
A base quadrata misura mt. 3 per lato, con spessori murari interni, che variano a seconda dei lati. Cimata presumibilmente verso la fine del '300 e privata quindi della sua funzione di vedetta segnaletica, venne adibita a torre campanaria. Un breve recinto di alte mura merlate ad andamento spezzettato correva un tempo intorno alla torre, a tutt'oggi ne rimangono gli avanzi. L'apertura originaria della torre era collocata ai primo piano, orientata a ponente e raggiungibile solo con l'uso di scala esterna. All'interno l'ambiente inferiore è coperto da una volta a botte e il vano superiore era scandito da piani in legno. La muratura del castello e della torre è in sasso con pietre abbastanza regolarmente squadrate, di maggiori dimensioni e più accurato taglio sono le pietre d'angolo.
ORATORIO DI SAN ROCCO:
Ai piedi del rialzo del così detto " monte di S. Giacomo ", sede forse della più antica fortificazione di Semese, esiste un oratorio dedicato a S. Rocco e restaurato, come dice la corrosa lapide della facciata,:da Enea Montecuccoli nel 1630, forse in occasione della peste, come l'intitolazione del santo farebbe presumere. A detta degli esperti, però, l'oratorio rivela la struttura di una costruzione molto anteriore alla data del restauro.
CHIESA DI SAN GIACINTO
Su una precedente struttura venne edificata li 11 ottobre 1598 la chiesa " Divo Hyacintho didicata "dal " C. Aeneas de Montecuccolo " (una lapide marmorea lo ricorda). La chiesa domina con la sua imponente e misurata facciata il vasto piazzale adiacente, non fu mai parrocchia e conobbe breve esistenza. I feudatari Bagnesi, succeduti ai Montecuccoli, poco si cureranno di conservare o abbellire le strutture architettoniche di Semese. Pare che nel 1672 sostassero a Semese i padri gesuiti P. Segneri e G.P. Pinamonti. Da allora la bella chiesa visse di riflesso, sottoposta alla chiesa plebana di Verica. Nel 1840 D. Geminiano Ghibellini ne denunciava il pessimo stato e chiedeva di trasferire la celebrazione delle " dodici messe " a Verica. Il trasferimento avvenne nell'ottobre dello stesso anno, pur essendo la chiesa rimessa in stato di sicurezza. In quel torno di tempo dovette crollare il catino dell'abside e dovettero pure essere prelevate le belle statue in cotto che ne adornavano la facciata. Nel 1889 quattro statue in terracotta ed attribuite al Begarelli si trovano già a Verica: con ogni probabilità devono ritenersi proprio quelle che adornavano la chiesa di San Giacinto di Semese.

STORIA
Dai suoi 803 mt.. s.l.m., Semese domina l'ampia vallata di Verica, digradante verso il Panaro, e forse il suo nome derivò proprio da " Summus ": il più alto. La fantasia popolare vuole invece derivare l'etimologia di Semese da " Sex menses " impiegati, pare prodigiosamente, per la costruzione del castello. Da un recente studio di R. Bergonzini: " Il castello, orientato a mezzogiorno, si erge sul ripido e boscoso scoscendimento che domina l'abitato di Verica e, più lontano, la vallata dello Scoltenna con le terre di qua e di là dall'acqua, in particolare è in buona vista di Montese, Zocca, Rocca Malatina, Samone, Montetortore. Sorge su uno dei tre maggiori rilievi del monte, su terreno miocenico ed ancorato su una enorme roccia serpentina, oggi in gran parte coperta dalla vegetazione
E' indubbio che Semese, data la sua felice posizione geografica e strategica, dovette assai presto essere fortificato o, per lo meno, munito di una torre segnaletica (situata forse sui cocuzzolo denominato " Monte di S. Giacomo ", dove paiono riscontrarsi tracce di una antica fortificazione), in diretto collegamento visivo con le torri di Monterastello, Sassomassiccio, Sassoguidano, Gaiato, Monte-specchio a sud; con Lavacchio e Montecuccolo ad ovest; con Castagneto, Iddiano, Benedello a nord; con Montealbano, Rosola e la Rocca di Montese ad est.
Questo sistema difensivo disposto a raggiera (sistema stellare) intorno al " castrum " centrale del Frignano dovrebbe risalire all'epoca bizantina.
Non sappiamo invece quando sia stato edificato il vero e proprio castello di Semese, certo non prima del XIII secolo, mentre molto incerto è da ritenersi il riferimento al nostro Semese che trovasi nel diploma imperiale di Lotario III (12 dicembre 1132), in cui può leggersi "Sanesio".
Pare che anticamente Semese fosse signoreggiato dalla potente famiglia dei Da Verica (così l'Albinelli e il Tiraboschi), mentre dalla metà del XIV secolo in poi, a seguito della scomparsa o estinzione di questa famiglia, cadde in potere dei Montecuccoli. Probabilmente per ragioni politiche, determinate dagli ambiziosi piani di dominio dei nuovi signori, il castello di Semese acquistò una notevolissima importanza su questa zona, data la sua posizione strategica, causa indiretta, forse, della decadenza del castello più antico di Verica.
Anche i rilievi architettonici compiuti dagli esperti confermano l'evoluzione di Semese: da una prima elementare fortificazione ad una costruzione in muratura più vasta e articolata, luogo fortificato, luogo di culto e di mercato insieme.
Forse il suo corpo principale, come testimoniano la tecnica e i materiali usati, poteva già esistere verso il XII secolo. Il disegno comunque da cui prese l'avvio la costruzione del castello doveva già avere questa precisa finalità: " una struttura solidissima studiata per la difesa ad oltranza ed una collocazione con orientamento est-ovest, capace di una efficace e continua ispezione sulle terre circostanti... " (R. Bergonzini).
Nel 1387, signore di Semese è Lanzalotto (o Lanzotto) Montecuccoli; non sappiamo quando, e come, egli si sia sostituito ai Da Verica, dei quali non abbiamo più notizia dopo il 1347. Semese sarà trascinato dal nuovo signore in torbide avventure e incerte alleanze fino alla fine del secolo.
Nel 1387 Lanzalotto, alleatosi coi Bolognesi, promette di cedere la piena giurisdizione di molti suoi possedimenti e castelli, fra cui Semese con alcune rocche dipendenti.
L'anno successivo Lanzalotto si sottomette agli Estensi e si impegna a restituire loro diverse terre e castelli: Castagneto, Corogno, Monterastello, torre di Marzo, di Monticello (di Verica), di Montefolignano; egli però poteva ritenere Semese, Ranocchio... ed altri possedimenti.
Nel 1390, Lanzalotto è con Qbizzo da Montegarullo ribelle agli Estensi e alleato coi Bolognesi. Nel '91 ritorna all'obbedienza, giurando nelle mani di Alberto marchese d'Este; questi gli concede di reggere a suo nome, fra gli altri, il castello di Semese, che nel frattempo pare fosse stato occupato da Gasparo Montecuccoli, che aveva condotto prigioniero a Brandola il giovane figlio di Lanzalotto, Corsino.
Nel 1394 esplode violenta la controversia tra Gasparo e Lanzalotto: Gasparo, sorpreso nel castello di Semese, viene da Lanzalotto catturato e rinchiuso in carcere, poi è liberato per intervento dei Lucchesi. Fu quindi convenuto che il comune di Lucca tenesse presidio nei principali castelli su cui verteva la controversia (Monteforte, Gaiato, Montecuccolo, Semese) e gli altri restassero in mano a chi già li deteneva.
Poiché Lanzalotto non volle riconoscere il potere arbitrale dei Lucchesi, questi gli assegnarono solo Semese unitamente a Corogno e Monterastello, già da lui posseduti. Nel 1396, Lanzalotto riacquista la giurisdizione di molte terre.
La vita del turbolento signore di Semese si conclude drammaticamente nel 1408: dopo aver seguito Qbizzo da Montegarullo nella sua ribellione contro gli Estensi, mentre tornava da Bologna a Semese, nel passare il Panaro affogò. Si legge nella cronaca Albinelli: " Lanzalottus autem cum ad stipendium Bononiensium se contulisset et Summesiuni, ubi residebat, quod prius fuerat familiae nobilissimae de Aprica, in transitu Scultennae ad locum Clodiae ibi fluminis raptus fuit ".
Gasparo allora, recatosi al castello di Semese sotto pretesto di condoglianze, per vendicarsi della sua precedente prigionia fece arrestare i due giovani figli di Lanzotto, Antonio e Corsino, ordinando quindi che fossero gettati nella cisterna del castello (così riporta 1'Albinelli: " inumaniter in cisterna ibidem existentem proiecti sunt "). Esiste tutt'ora questa cisterna sotterranea scavata nella roccia, che un tempo rappresentava la principale fonte idrica per le necessità castellane.
Gasparo si impadronì pertanto di tutti i beni di Lanzalotto, dopo aver ceduto alcuni suoi feudi al marchese Niccolò che lo riconfermò nei suoi possedimenti i quali, alla sua morte (1443), passarono al di lui figlio Cesare.
In questo periodo Semese, come del resto quasi tutto il Frignano, gode di una certa stabilità politica, sia pure acquistata a prezzo dell'indipendenza, giacché la nostra montagna si costituisce in provincia soggetta al potere ducale. In particolare Se-mese vive in questi anni una vita di riflesso nei confronti della avita sede dei suoi feudatari (castello di Montecuccolo).
Solo dopo la morte del conte Cesare (1506), Semese riacquista una certa autonomia sotto l'amministrazione di un ramo della famiglia Montecuccoli: " linea di Semese ", iniziata da Gio. Ludovico Montecuccoli. Si distingueranno due donne: Camilla Pico (moglie di Frignano Montecuccoli) e Margherita Pio (vedova di Ludovico Montecuccoli).
All'inizio del XVI secolo, durante la controversia degli Estensi col papa Giulio Il, Semese insieme a Montecenere diventerà un baluardo della resistenza frignanese.
Mario Montecuccoli (figlio di Margherita Pio e Ludovico Montecuccoli) assume il potere nel feudo di Semese durante il terribile periodo delle devastazioni e degli assalti dei Tanari.
Nel 1533, e ancora nel 1543, Semese fu attaccato dai Tanari; essi vennero validamente respinti, tuttavia i luoghi circostanti furono messi a ferro e fuoco. Così narra il Campori: " ecco che i Tanari assaltano il castello di Semese e ributtati di là da quel presidio che fece precipitare dalle mura gli aggressori levando loro di sotto le scale, se ne vendicarono essi sul territorio che per la seconda volta fu allora posto a ruba ".
Da un attacco dei Tanari a quei di Salto nel 1536, veniamo a sapere della famosa fiera che si svolgeva a Semese per S. Lorenzo; l'attacco fu infatti condotto mentre gli abitanti di Salto assistevano alla fiera di Semese.
Dopo la morte di Mario (1569) termina la linea di Semese e sorgono interminabili questioni per la successione di quei feudi, tanto che il duca d'Este sarà indotto a prenderne momentaneo possesso e ad affidarne l'amministrazione ad un suo commissario speciale.
Nel 1572 il feudo di Semese, comprendente oltre al capoluogo le terre di Sassoguidano, Verica, Sassostorno, Castagneto, Bibone e Castellino, venne suddiviso fra i fratelli Cesare II e Girolamo, figli di Bersanino Montecuccoli (ramo di Montese). Nel 1588 il feudo venne ricostituito in unità sotto Francesco Montecuccoli (figlio di Cesare II) quindi passò ad Enea Montecuccoli. Fu questi che particolarmente diede lustro a Semese, ampliandone il feudo con l'acquisto di molte terre (nel 1626 diventerà marchesato) e risistemando lo stesso castello che, per opera sua, diventerà una vera e propria residenza signorile, perdendo l'aspetto minaccioso della fortificazione militare. Il conte Enea fece altresì costruire la bellissima chiesa di S. Giacinto.
Siamo alla fine del 1500 - prima metà del '600 e Semese vive un periodo di vita intensa e fervorosa. Nel 1630 il figlio di Enea, Francesco, rimise il feudo alla camera ducale, ottenendo in cambio quello di Guiglia. Nel 1636 sarà dal duca d'Este infeudato alla casata Bagnesi - Bellincini fino alla fine del '700, conducendo una vita decadente, tagliato ormai fuori dai grandi eventi politici.
La vita del borgo dovette tuttavia continuare come sempre; per la gente semplice di Semese i più importanti avvenimenti dovevano essere costituiti dal mercato, che si svolgeva ogni sabato sull'erbosa piazza del castello e dalla famosa fiera, la quale fino alla metà del 1600 si svolgeva il 10 agosto per S. Lorenzo; venne successivamente fissata al 3 di maggio, con durata di 3 giorni.
La peste del 1630 pare risparmiasse Semese, a differenza di Monterastello e delle zone vicine. Nel 1686 abbiamo notizia di un famoso processo intentato contro l'intera guarnigione di Semese, trovata a giocare nell'osteria (caupona).
Verso la fine del 1700 la famiglia Giacomelli diventò proprietaria di alcune terre sul monte di Semese a cui, nei primi anni dell'800, si aggiunse il castello.
La bellezza e la magia che ancora oggi traspaiono da Semese lo rendono uno dei luoghi più aflascinanti e interessanti del nostro Frignano. Noi dobbiamo ricordarlo pieno di vita, nella realtà umana e dinamica che raccolse e rappresentò da protagonista, come si legge in una relazione del 1636, da cui possono trarsi preziosi elementi anche per la ricostruzione della struttura del borgo: "
Consiste il detto castello di un casamento assai buono con una torre alta, un giuoco da rocchetta et altri edifici, con una cisterna tutta in forma di rocca. E sebbene non vi è piazza dentro, un luogo molto spazioso, si serra però con una porta che ha un ponte levatoio con un rivelino d'innanzi ad essa porta, di forma rotonda c'o suoi merli, e da due parti vi è un poco di recinto di mura pur con alcuni merli, e dall'altre due le muraglie del casamento servono per mura. Fuori del detto casamento o rocca vi è una piazza spaziosa con una bella chiesa che è giuspatronato del marchese Montecuccoli: v'è la canonica della detta chiesa, la casa del podestà et alcune case con tre torri che tutte circondano la piazza, in una delle quali si fa l'osteria, essendo l'altre abitate dal rettore, dal podestà, da un marescalco e da un calciolajo... Nella detta piazza si fa un mercato ogni sabbato dove vanno i sudditi per comandamento uno per famiglia, il chè cagiona che vi vadano ancora altri convicini a vendere formaggio, uova e simili... Vi sta anche un maestro di scuola che ha fino a trentacinque scolari. Fa fuochi 36, anime 126

CARATTERISTICHE ARTISTICHE E TIPOLOGICHE
Torre di notevole altezza a pianta quadrata di lato mt. 5,5Q e spessore mt. 1,20, murata a filaretto, in posizione isolata dalla rimanente struttura (ved. Montecuccolo);
- portale originale su lato sud ad arco a tutto sesto in grandi conci d'arenaria, analogo a quelli delle torri di Corogno, Montorso, Montebonello, e posto come quelli a notevole altezza da terra, secondo un accorgimento tattico-difensivo gia' in uso presso i Bizantini;
- portale trilitico sui lato ovest alla medesima quota del primo, di introduzione posteriore.
- cella campanaria sovrapposta al fusto su un cordolo in pietra sagomato a guscio come il cornicione di gronda, con tessitura muraria minuta e con quattro finestroni archivoltati che contrastano con la parte monolitica medioevale.
Dimora feudale su tre piani a prevalente sviluppo longitudinale lungo l'asse est-ovest che bene si presta a " battere " il territorio circostante, con fianco di ponente fortemente speronato;
- scalone a chiocciola di collegamento verticale attestato sul muro esterno secondo un impianto tipologico e distributivo gia' riscontrato a Montecuccolo;
- finestre con sedili interni contrapposti~ ricavati nello spessore del muro'
- grande camino scolpito in pietra con mensoloni sagomati.
Muro di cinta merlato ad andamento poligonale, rilevabile da una pianta del castello fatta nel '600, all'esterno della torre e chiuso sulla restante fabbrica.
Corpo di guardia a ridosso dell'ingresso di ponente, con sottostante cisterna scavata nel sasso, tristemente famosa per la fine che in essa fecero i giovani eredi di Lanzalotto Montecuccoli, Cosimo e Antonio, per mano dello zio rivale Gasparo (1402). L'accesso che tuttora si trova su questo lato della cortina muraria doveva costituire il portale principale del castello ed è formato da blocchi di arenaria accuratamente sagomati e'disposti ad arco acuto.
Chiesa tardo-rinascimentale di rilevanti ed eleganti proporzioni, con facciata scandita da due ordini di lesene sovrapposti che inquadrano i vari elementi della facciata quali, il grande portale trilitico, cinque nicchioni, il fine- strone " siriaco " sotto il timpano di gronda. Sul retro si scorge ancora l'arco d'imposta della grande volta absidale, poi crollata. Recentemente è stata riattata a residenza stagionale.
Oratorio di S. Rocco; dislocato a levante del castello, in posizione " anomala ", fa pensare a origini antichissime anteriori all'impianto del castello stesso; restaurato nel 1630 da Enea Montecuccoli, lascia comunque trasparire dalla muratura ordita ad " opus quadratum ", e dai particolari delle finestrelle ad arco monolitico, influssi della classicità antica. Notevole anche il basamento in grandi lastre di arenaria lavorate a sguscio.