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Cap. 2
STORIA MEDIOEVALE: la famiglia "Da Verica"

(Dal libro= Pavullo nel Frignano, ed. Il Bulino, 1978, Scheda a cura di M.Minelli)

Uno studioso e abitante di Verica ha recentemente descritto così il paesaggio della sua terra: "Verica è una vasta terrazza suL Panaro, serpeggiante ai suoi piedi; la sua altimetria pressoché collinare va da un minimo di circa 200 mt. s.l.m., al fondovalle ad un massimo di 800 mt. a Semese, con qualche balza o scoscendimento, però anche con frequenti ampi pianori e dolci pendii " (I. Ghibellini).
Il nome stesso di Verica, dal latino " Aprica "(esposta al sole), ci suggerisce immediatamente l'idea di una zona fertile e particolarmente adatta agli insediamenti fin dai tempi più antichi, data la sua posizione geografica che permette un facile accesso alla pianura padana e la sua naturale fertilità, certamente valorizzata dall'opera di bonifica e di dissodamento promossa dai monaci, la cui presenza è attestata fin dal IX secolo.
Naturale quindi pensare ad una zona densamente abitata, la cui popolazione fosse dedita prevalentemente all'agricoltura; tale fatto rende ragione del fenomeno dell'insediamento sparso, che in epoca comunale si esprimerà nella formazione di molteplici comunità amministrativamente autonome. Zona quindi popolosa e ricca, oltre che di confine e di collegamento verso Montespecchio-Fanano; Salto-Montese; Castiglione-Semelano e dunque con la montagna bolognese. Da Verica inoltre doveva passare con ogni probabilità la strada che da Vignola, Marano, Festà, Montepassatore, Fanano attraverso il passo sopra l'Ospitale, Croce Arcana, portava a Cutigliano e Pistoia.
La viabilità antica doveva essere una viabilità di crinale, sostituita poi, in epoca romana, da una viabilità di fondovalle o di mezza costa, per ritornare negli spartiacque interni, più sicuri e difendibili, nel periodo medioevale.
Nella zona di Verica dovettero fermarsi o sostare più o meno a lungo i vari popoli che abitarono successivamente il Frignano; la presenza romana è ancora palesemente attestata dalla toponomastica dei luoghi: " Corognum" (Cotogno), M. Folignano, " Marcius " (Marzo).
La vasta conca di Verica, non facilmente difendibile da un sol lato, dovette ben presto essere munita di un sistema multiplo di fortificazioni, presumibilmente collocato sui rilievi più alti, così da costituire una sorta di cintura protettiva sulla valle del Panaro.
In epoca bizantina, tale sistema doveva far capo al " castrum " centrale del Frignano (Poggiocastro -Monteobizzo). Non sappiamo con sicurezza ove fossero ubicate queste primitive fortificazioni, certo non più di semplici torri segnaletiche; data comunque l'orografia dei luoghi è facile presumibilmente pensare anzitutto a Semese, che è il punto di maggiore elevazione della zona (m. 803), in perfetta corrispondenza con Gaiato, col quale è in collegamento visivo diretto. Punti segnaletici intermedi dovevano essere costituiti da Monterastello, Montefolignano, Sassoguidano.
Per Monterastello non sembrano esservi dubbi, giacché in un documento del 1016 viene nominata, nella " curtis " di Verica, proprio la sua chiesa dedicata a S. Giorgio; tale " titulus " ci fa supporre la preesistenza di un presidio longobardo, subentrato ad uno bizantino durante l'alto Medioevo.
Dopo la caduta del regno longobardo, si diffonde anche nella nostra zona l'organizzazione carolingia, con la relativa organizzazione ecclesiastica e feudale.E' in epoca franca (IX - X) che compare per la prima volta la citazione della località " Aprica ". La famosa carta nonantolana dell'890, redatta a Coscogno, menziona infatti, tra i vari beni appartenenti al monastero, < Aprica ", insieme a " Betenelio ", " Cusconio ". Non sembra invece riferibile alla nostra località il documento dell'881, relativo alla consacrazione di una chiesa in " habrica "da parte del vescovo Leodolino, come recentemente ha dimostrato il Bertoni.
Solo a partire dall'XI secolo i documenti si fanno più precisi e, al di là della semplice indicazione della località, ci permettono di rilevare anche la situazione giuridica e l'importanza sociale e politica di Verica.
Nell'anno 1016, trovasi una donazione in favore del monastero di s. Pietro di Modena relativa alla " Curtem unam que dicitur Abrica cum... quadam ecclesia ibi fundata in beatissimi Georgjji honore ". La chiesa di s. Giorgio è, come abbiamo detto, quella di Monterastello, ma ciò che qui è importante rilevare è l'attestazione dell'esistenza della " corte " di Verica.
Un'altra corte, quella di Chiagnano, trovasi documentata pochi anni dopo (1033). La corte dovrà qui essere considerata nella sua accezione pubblicistica e non già privatistica, cioè un vero e proprio distretto politico-amministrativo autonomo, all'interno del più vasto distretto del Frignano.
L'origine della corte in senso pubblicistico si ricollega al sistema fiscale del secolo X, sulla base della preesistente organizzazione amministrativa bizantina e longobarda.
Durante il X secolo, in seguito alla terribile invasione ungarica, si riscontra anche nella nostra zona il fenomeno della costruzione di nuove difese militari: quello che è stato chiamato "la seconda generazione di castelli ", dopo la prima tardo-antica risalente ai secoli V - VI (epoca bizantina).
Il nuovo incastellamento genera a sua volta nuove unità curtensi, cioè dei veri e propri distretti amministrativi e fiscali autonomi, a cui fanno capo le popolazioni di una intera zona; le corti infatti svolgono le due importanti funzioni della riscossione delle imposte e delle pene pecuniarie, nonché dell'amministrazione delle terre pubbliche.
E' presumibile pensare che anche per Verica si sia verificato questo fenomeno e che, in seguito all'erezione del suo castello (non è da escludere che si costruisse sulla base di una preesistente fortificazione), essa assumesse anche la funzione giuridica di " corte ", come attestano i documenti già a partire dall'XI secolo. Le " curtes " infatti sono generalmente munite di un " castrum " o " palatiolum ", centro dell'organizzazione pubblica. Il castello di Verica deve pertanto essere sorto intorno al secolo X diventando, assai presto, la dimora dei " domini loci. " locali.
La condizione di corte dovette quindi accrescere l'importanza di Verica al punto da diventare, oltre che il centro amministrativo della zona, anche il centro religioso, come attesta l'edificazione della sua chiesa plebana, avvenuta non prima dell'XI secolo in corrispondenza alla pieve di Coscogno, entrambe pievi minori, o filiali, della pieve centrale del Frignano (pieve di Paule-Renno).
La corte di Verica, dopo il documento del 1016, è nominata ancora nel 1025 nella donazione del vescovo Ingone ai monaci di S. Pietro di " duo iugera in loco palude... curtem unam que dicitur Abriga ", con campi, terre, edifici... e con la chiesa di s. Giorgio, ricordata ancora in documenti del 1034, 1038, che ne confermano il carattere pubblicistico.
La prima menzione del castello di Verica trovasi invece solo al finire del secolo XI, anni 1073-74, periodo in cui l'abate di s. Pietro roga due atti a Verica.
Il primo è del 17 ottobre 1073: si tratta della concessione dell'abate di S. Pietro di terre poste in " Boiboni " e in " Palude ", in favore di Azzo " presbiter " ed altri (si nominano Sigifredo e Gezio, figli di Albizzone da Frignano); " actum hoc est in castro Abrice Jeliciter ".
Il secondo atto (1073 - novembre 1074) è relativo ad una concessione dell'abate di S.Pietro in favore di " Martino de Naspido filius q. Imelde "; " actum hoc est in loco Abri~e feliciter ".
Ancora nel secolo successivo (1169), fra i possedimenti degli abati di S. Pietro, sono citati S.Michele di Paule, castello di Iddiano con le chiese di S.Michele e di S. Maria e " corticellam qui dicitur Abriga cum omne integritate ".
Nelle dedizioni del 1197, fra il 6 e il 9 agosto, giurano gli " homines de plebe Aurige "; " de Monte Folegnano "; " de Sasso Marsico " (Sassomassiccio); " de Monterastelo "; " de Castaneto "; " de Buibono ,qui attestata una perfetta corrispondenza curia-pieve che non ha bisogno di ulteriori conferme. Nelle dedizioni del 1203, giurano presso la pieve di Verica gli uomini di Monterastello, Iddiano, Gaiato e Montorso.
Il castello di Verica doveva presumibilmente sorgere nella parte centrale dell'attuale paese, nella località tutt'ora denominata " Castello ". Poiché il castello doveva essere posto a non più di 398 mt. s.l.m., è probabile che sui rilievi circostanti Verica sorgessero in età comunale (XII-XIII secolo) nuove fortificazioni sulla base delle precedenti torri segnaletiche, a difesa della totalità della valle. Certa comunque è la preminenza del castello di Verica, almeno fino alla metà del secolo XIV, fino a quando cioè si ha notizia della potente famiglia " Da Verica ", che dovette esercitare il dominio sull'intera zona, garantendone quindi una certa autonomia, pur essendo i Da Verica seguaci del partito ghibellino.
Al 28 febbraio 1273, Aldrovandino del fu Raniero da Verica insieme a Guidinello e Matteo Montecuccoli, Guicciardino da Renno ed altri, si portano a Modena e giurano di abbracciare il partito guelfo. Aldrovandino da Verica è presente pure nelle dedizioni del 1276, stipulate nel palazzo comunale di Modena il 26 giugno, insieme agli altri rappresentanti della fazione ghibellina. Pochi giorni dopo, troviamo fra i giurati un certo Accarisio, figlio di Bonifacio da Marzo, forse proveniente dall'attuale località Ca' di Marzo, poco distante da Verica.
Il castello di Verica è poi elencato fra quelli dei Montecuccoli che la commissione modenese, comandata da Francesco Sterzati, doveva occupare a nome del Comune. Al primi di luglio del '76, la commissione, dopo aver occupato Bibone, si trasferì a Verica, dove trovò festosa accoglienza dal massaro Bondì di Jacobo e dal sindaco Jacobo di Guido e da altri 60 uomini del paese; tutti erano lieti per l'arrivo dei modenesi, che aveva loro permesso di cacciare il fedudatario Aldrovandino, il quale nel frattempo si era rifugiato a Sassostorno, di cui pure era signore.
Quindi il massaro e il sindaco, con 60 uomini del paese, prestarono il giuramento di fedeltà. La commissione pernottò a Verica per dirigersi il giorno seguente a Montecuccolo, ove trovò ben altra situazione.
In un documento del 1278 (12 gennaio) troviamo ancora esplicitamente menzionato il castello di Verica. L'atto è rogato appunto in " castro Aurige ", scritto per mano di Bonifacio " de Marce ", presenti i testimoni Arduino, " archipresbiter " di Verica, e il " presbiter Bernardo de Auriga "; il documento tratta del pagamento della dote di Agnesia, moglie di Gosbergo figlia di. Bonifacio della Verrucchia, da parte del " domino Guilielmo Gualandi de Sasedetla ".
Il 10 marzo 1279, Matteo Montecuccoli assolve Aldrovandino " de Auriche " per 47 lire modenesi. L'atto è rogato in Montecuccolo.
Nel giugno del 1279, una concessione di tre appezzamenti di terreno posti in Verica è effettuata da Arduino, " archipresbiter " della pieve di Verica, in favore di " Sassono Guiducii ". L'atto è rogato in Verica.
Il comune di Verica è compreso nell'elenco dei comuni del Frignano nel 1280. Nella < fumanteria "del 1320, " Aurigae " conta fumanti 2212.
Nel 1337-38, i fratelli Gotifredo e Mattiolo de Auriga sono elencati fra i cattani che parteciparono alla compilazione dei nuovi statuti. Gotifredo, Capofazione insieme a Nerio da Montegarullo del partito guelfo, fece atto di sottomissione al marchese d'Este nel 1347.
Dino, notaio di Verica, è eletto statutario dai cattani e dal consiglio generale del Frignano, per la redazione degli Statuti.
Nella rubrica XXVII del libro III degli Statuti troviamo un interessante brano di vita comunale riguardante i terreni e i boschi di Castiglione, che dovevano essere goduti in comune dagli uomini di Verica, di Salto e Zudignano. "ordinato che i comuni e gli uomini di Verica, Salto e Zudignano usufruiscano dei detti beni in comune; essi possono passare con persone e bestie per il territorio e il distretto di Castiglione, purché non rechino alcun danno agli uomini e alle coltivazioni di questo luogo. Un " fumante " è poi aggiunto ai tre comuni suddetti, per le parti che equamente godevano in Castiglione.
Nel consiglio generale di Monzone del 1342 troviamo ancora l'attiva presenza degli uomini di Verica: fra i cattani vi è Rainaldo di Verica e tra i popolari Carletto di Marzo.
Un altro, e forse l'ultimo, rappresentante della illustre famiglia dei Da Verica è Azzo (" Azo de Aprica ") vivo nel 1347. Fu uno dei maggiori e più valorosi capitani del Frignano, alleato coi Montecuccoli nel 1346, sottomessosi agli Estensi nell'anno successivo e in seguito ad essi nuovamente ribelle. Dopo Azzo, non abbiamo più notizia della famiglia Da Verica, forse estintasi naturalmente o soggiogata con la forza e distrutta dagli Estensi.
A partire dal 1387, tutta la zona di Verica è ormai saldamente in mano ai Montecuccoli e precisamente a Lanzalotto Montecuccoli, il quale nel suddetto anno promette di cedere ai bolognesi, con piena giurisdizione, molti dei suoi numerosi castelli, fra cui Semese con le sue rocche dipendenti: Sasso Castagneto, Bibone, Monte di Verica, Corogno, Monterastello, Montefolignano, Montemarzio e Monticello (di Verica). L'anno successivo Lanzalotto si sottomette agli Estensi, riconsegnando al marchese d'Este i detti luoghi. Negli anni successivi la zona di Verica dovette seguire il turbolento signore Montecuccoli nelle sue alterne alleanze, finché nel 1394 si pervenne alla famosa contesa fra Lanzalotto e Gasparo Montecuccoli, risolta a favore del secondo per intervento dei Lucchesi.
A Lanzalotto rimase solamente Semese, unitamente a Corogno e Monterastello, già da lui posseduti. Due anni dopo però Lanzalotto ritornò in possesso di quasi tutte le terre sopra citate.
La dominazione dei Montecuccoli si consoliderà nel secolo successivo: in seguito alla tragica morte di Lanzalotto, avvenuta nel 1408, Gasparo si impadronisce stabilmente di tutta la zona, trasmettendone la giurisdizione ai suoi discendenti. Nel 1488 " Veriga " trovasi elencata fra i comuni di " parte mediata " del Frignano, Podesteria di Montecuccoli.
E' probabile che in seguito a questa nuova influenza politica Semese, data la sua posizione strategica, diventasse il castello più importante della zona, sostituendo forse quello stesso di Verica nella sua antica funzione di " castello di pieve ". Il castello di Verica pertanto, persa la sua funzione giuridica e la sua autonomia, dovette forse essere abbandonato, lasciando che il tempo ne facesse giustizia nello stesso modo con cui gli eventi avevano cancellato la nobile famiglia dei Da Verica.
Verica dovette tuttavia restare un centro assai importante della zona, essendo la sede della chiesa plebana e centro di una fiorente attività economica. Troviamo infatti a Verica nel 1445 mastro Matteo fabbro " dal Montexello de Auriga "; la presenza del fabbro è indice sicuro di una numerosa popolazione e di una attiva vita economica e commerciale.
Il centro della vita economica doveva essere la parte più alta del borgo, il cosidetto " Monte di Verica ", da non confondersi col " Montexello " (vicino Monticello). Una vigna con mori, posta in " Monteauriga ", è venduta per lire 40 a Giacomo detto Zenone, fu Abramo del Monte di Verica, il 13 gennaio 1459.
Il 21 giugno 1501 in Monticello di Verica " unum casamentum cum lapidibus " è valutato lire 10.
In epoca moderna Verica seguirà le vicende politiche di Semese, alla cui podesteria era stata aggregata

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