Cap.4
Dalla Rivoluzione Francese alla Prima Guerra Mondiale.
(Liberamente tratto dal libro "VERICA E LA SUA STORIA . Don Francesco
Gavioli 1983")
La Rivoluzione Francese scoppio' in Francia nel 1789, e le idee di democrazia
si sparsero in Europa. Il governo Ducale Estense di Modena con diverse
ordinanze negli anni 1790 e 1791 tento' di arginare il propagarsi delle
idee rivoluzionarie arrivando anche ad ordinare di allontanare tutte
le persone Francesi che dovessero capitare nei singoli paesi e di vigilare
sugli stampati che circolavano e sui "forestieri oziosi senz'arte
che si trattengono nelle osterie e spacciano nuovi avvenimenti con linguaggio
seducente".
Nonostante tutto, Napoleone entra vittorioso in Italia e nei primi giorni
del maggio 1794 invade il ducato di Modena, obbligando le popolazioni
a versare contribuzioni in denaro e generi alimentari. Il Duca Ercole
III d'Este intanto si era rifugiato a Venezia e aveva nominato una Reggenza,
tollerata dagli invasori francesi. Un ordine perentorio impose la consegna
di tutti i cavalli, e anche Verica non manco' la sua parte. Il 6 ottobre
1796 la Reggenza Ducale venne abolita e il Direttorio Esecutivo Francese
in Italia nomino' un Governo Provvisorio con lo scopo "di conservare
l'ordine, far rispettare le persone e le proprieta', la religione ed
i costumi, ed inculcare gli abitanti del Frignano a mettersi sotto la
bandiera repubblicana". Dopo 10 giorni dalla nomina del Governo
Provvisorio venne ordinato che tutta l'Emilia si costituisse in una
confederazione chiamata Cispadana sotto la protezione della Francia,
e il 27 dicembre 1796 venne stabilita la costituzione che avrebbe dovuto
reggere la nuova repubblica. Nei nostri monti fu creato il Dipartimento
dei Friniati, suddiviso nei Cantoni di Pavullo, Sestola, Brandola, Rancidoro,
Gombola, Montefiorino, Pievepelago e Montetortore. Questa divisione
amministrativa non piacque, Verica fu aggregata al Cantone di Sestola.
Poco dopo Napoleone ordino' invece che Modena, Massa Carrara e Reggio
Emilia si aggregassero per la formazione della Repubblica Cisalpina.
Il Frignano segui' le sorti di Modena. Tutto il territorio della nuova
Repubblica fu quindi diviso in undici diversi dipartimenti e il Frignano
perse la sua autonomia aggregato al Dipartimento del Panaro. Tale innovazione
non piacque tra le popolazioni montane, gia' gravate da continue contribuzioni
e sottoposte alle razzie che caratterizzavano ogni passaggio di truppa.
A caricare la dose di questo malessere generale arrivo' la Coscrizione
obbligatoria. La Francia oltre che di denaro aveva bisogno di forze
militari, e con la legge del 2 dicembre 1798 obbligo' la leva forzata.
La popolazione della montagna era gia' stanca dei Francesi. Molti uomini
e giovani ricorrevano ad ogni sorta di sotterfugi per evitare la leva,
arrivando persino ad amputarsi il pollice della mano destra per non
essere abili a caricare il fucile. I movimenti di truppe erano sempre
piu' distruttivi per le genti che si trovano senza difesa alcuna case
saccheggiate, ragazze violentate, bestiami e viveri requisiti. A Verica
risulta che pochissimi furono i giovani che risposero alla chiamata
alle armi, pero' non risulta che a carico della nostra frazione siano
stati mai presi provvedimenti coercitivi. Lontana inoltre dalla via
Giardini, che attraversava Pavullo e sulla quale passavano le truppe
francesi, Verica non subi' nessuna angheria.
Il 12 marzo 1799 la Francia dichiaro' guerra all'Austria. Gli austriaci
in nome dell'imperatore entrarono in Modena e nei primi di maggio del
1799 furono emessi proclami che invitavano tutti gli abitanti della
montagna e della pianura ad impadronirsi di quello che apparteneva ai
Francesi, e combatterli per poter ristabilire gli antichi governi. I
francesi si erano ritirati nella vicina Toscana ma non si davano per
vinti, continuavano infatti a fare scorrerie nella montagna che richiese
al governo centrale austriaco una presenza militare. Alcuni insorti
Frignanesi avevano preso il castello di Sestola, che fu pero' subito
rioccupato dai Francesi. Gli insorti furono lasciati uscire, alcuni
tornarono alle loro case, altri si unirono agli insorti di Montecuccolo,
il cui castello vista la felice posizione strategica era diventato il
quartiere generale dell'insurrezione in montagna. Agli insorti di Montecuccolo
aderirono molte persone, anche di cultura, tra le quali il nostro concittadino
dott. Luigi Martinelli di Verica. Il castello comunque cadde anche questo
sotto le truppe francesi del comandante Macdonald, fu incendiato e la
popolazione messa a ferro e fuoco. Sceso quindi a Pavullo, Macdonald
arrivo' il 23 giugno a Modena senza incontrare ne resistenza ne acclamazioni.
Qui chiese una contribuzione di 30.000 Franchi, 25 ostaggi e 200 animali
da tiro e se ne torno' indietro il giorno dopo ripassando dalla nostra
montagna per tornare in Toscana. Partiti i francesi dalla pianura e
dalla montagna, la cittadinanza di Modena ripristino' la Reggenza Imperiale
auspicando il ritorno del Duca Ercole III d'Este che si trovava rifugiato
a Venezia.
Le cose pian piano tornavano alla restaurazione degli antichi casati
quando Napoleone, tornato dall'Egitto, volle riparare le perdite che
i Francesi avevano subito in Italia durante la sua assenza. I Francesi
senza incontrare alcuna resistenza rioccuparono la citta' di Modena
ripristinando il Dipartimento del Panaro e nominando un commissario
straordinario. Con un editto del 6 marzo 1801 venne abolita la Provincia
del Frignano. Nel febbraio 1802 la Repubblica Cisalpina fu sostituita
con la Repubblica Italiana ed i dipartimenti con le Prefetture. Nel
nuovo piano amministrativo il Frignano ebbe due Distretti. Il VI con
capoluogo Sestola, e il VII con capoluogo Montefiorino. Verica con Monterastello
fu aggregata a Sestola. Il nuovo stato di cose fu seguito da un breve
periodo di pace per le popolazioni della montagna. Poi il nuovo governo
della Repubblica Italiana emano' nuovamente la legge per il servizio
militare obbligatorio che, come in precedenza, non fu da tutti i giovani
raccolta, specie quelli della montagna. Molti di essi insofferenti alla
imposizione si diedero alla macchia, creando in questo modo al governo
un serio problema. A partire dal 1803 essi si unirono insieme formando
cosi' vere bande di facinorosi dedite e ruberie e soprusi, i BRIGANTI.
Le cronache del tempo sono piene di dolorosi fatti. Noi ricordiamo che
a Verica risulta che nel luglio 1809 penetrarono le bande dei briganti
in casa di Giuseppe Martinelli depredandolo di tutto. Nel marzo 1810
5 briganti andarono nella case di un certo Messerotti, Sindaco di Monterastello,
a forza pretesero di mangiare e bere e poi anche ballare. Detti briganti
agivano nel territorio di Verica e dintorni perche' qui c'era poca forza
pubblica e quindi potevano lavorare relativamente tranquilli. Le forze
dell'ordine si diedero da fare per arrestarli ma con scarsi risultati.
Soltanto attraverso l'amnistia molti di questi facinorosi tornarono
nella legalita' costituendosi alle autorita', mentre i renitenti ad
ogni richiamo man mano che venivano trovati erano passati per le armi.
Cosi' verso la fine del 1810 dopo tante distruzioni, violenze, angherie
e contribuzioni la calma torno' a regnare nel Frignano.
Il 5 ottobre 1812 il Prefetto di Modena inviava una circolare a tutti
i Comuni del Dipartimento esaltando le imprese di Napoleone nella citta'
di Mosca. La notizia viene ben presto smorzata dall'annuncio degli stenti,
dei patimenti e delle vittime di questa fallita spedizione. Napoleone
chiede ancora al Regno d'Italia un sacrificio di altri 12.000 uomini.
Il malcontento riprende a serpeggiare fra la popolazione: nonostante
le tragiche sconfitte di Napoleone fossero tenute nascoste, la verita'
fini' per trapelare per cui le diserzioni si moltiplicarono.
Tramontato l'astro napoleonico gli Austro-Estensi furono compresi tra
quelle dinastie a cui il Trattato di Vienna restitui' i propri Stati.
Erede al trono del ducato Estense era Francesco IV, il duca rientro'
a Modena il 15 luglio 1814. In tutte le parrocchie degli stati Estensi
furono fatte suonare le campane a distesa per tre giorni consecutivi.
Uno dei primi atti del restaurato sovrano fu quello di ristabilire una
nuova distrettuazione dei Comuni, ripristinando anche la Provincia del
Frignano. Furono ovviamente abrogate le leggi e gli ordinamenti Francesi
e richiamato in vigore il Codice Estense, con alcune modificazioni.
Nel 1815 Modena fu occupata per 8 giorni dai 14.000 napoletani condotti
dal loro re Gioacchino Murat. Il Duca fuggi' a Mantova il 4 aprile e
pote' rientrare a Modena il 1 maggio.
Seguirono due anni di grave carestia a cui si aggiunse una epidemia
di Tifo Petecchiale, che colpi' soprattutto le nostre montagne. Molte
persone abbandonarono i monti e scesero in pianura alla ricerca di un
tozzo di pane cui sfamarsi. Solo l'abbondanza dei raccolti dell'anno
1818 risolse la situazione.
I moti rivoluzionari del 1821 non ebbero vasta risonanza nello stato
Estense. Anche di quelli successivi, che videro il 3 febbraio 1831 la
insurrezione armata capeggiata da Ciro Menotti, nella nostra montagna
non giunse che l'eco. Gli insorti furono arrestati e Ciro Menotti insieme
all'avv. Vincernzo Borelli furono impiccati il 26 maggio 1831 senza
clemenza alcuna da parte del duca che voleva in questo modo tacitare
i rivoltosi. In realta' sulle montagne piu' alte alcuni ribelli come
il Piva di Sassuolo insieme ad un centinaio di uomini continuarono per
altri anni scorrerie anti-estensi.
Nel 1848 a regnare sul ducato Estense c'era Francesco V. Lo scoppio
insurrezionale scosse anche molti abitanti della montagna desiderosi
di poter liberare l'Italia dalla dominazione Austriaca. La scintilla
si accese a Modena il 18 marzo. Il 21 marzo il duca preferi' allontanarsi
dalla citta' piuttosto che cedere alcune riforme. Lo stesso giorno venne
nominato un Governo Provvisorio che nomino' un delegato per la montagna,
ormai in fermento. Venne istituita anche la Milizia Forense per garantire
la privata e pubblica tranquillita'. Il 19 giugno pero' il Governo Provvisorio
"riconoscendosi incapace di mantenere l'ordine in mezzo alle sorti
agitazioni politiche" rassegno' il mandato nelle mani del Municipio.
I dirigenti della Montagna furono subito avvisati dal Sindaco di Modena,
e in seduta plenaria a Pavullo determinarono che la Provincia del Frignano
dovesse conoscere per suo governo superiore il Municipio di Modena fino
a nuovi eventi. Durante questi avvenimenti truppe militari scorrevano
la montagna modenese per recarsi a combattere la prima guerra per l'indipendenza
italiana.
Le armi italiane furono sconfitte a Custoza il 23 luglio 1848. L'Austria
immediatamente mando' truppe nel Ducato Austro-Estense di Modena per
rimettere sul trono Francesco V che rientro' in citta' il 10 aprile
1849. Gli austriaci per timore di qualche rivolta in montagna, sapendo
che la maggior parte di essa era infervorata dalle nuove idee di liberta',
inviarono truppe a presidiare i punti strategici del territorio con
il compito di rastrellare le armi e di ripristinare la Guardia Civica.
Gli Amministratori Comunali sia della pianura che della montagna, facendo
di necessita' virtu, inviarono una delegazione al duca Francesco V e
a nome delle popolazioni lo riconobbero come loro legittimo Padrone.
Il sovrano emano' anche alcuni provvedimenti costruttivi, ma il concetto
di Unita' d'Italia e le idee libertarie ormai andavano radicandosi non
solo nel cuore delle popolazioni ma anche in coloro che detenevano cariche
pubbliche.
Negli anni che precedettero l'unita' di Italia nulla di rimarchevole
si ha da segnalare, a parte una terribile pestilenza di colera nel 1855
che, preceduta da due anni di carestia, miete' 7.000 vittime nello stato
Estense su 11.700 colpiti dal morbo. Anche a Verica ci furono 22 morti,
dal 19 agosto al 12 ottobre 1855. Durante l'infierire del colera il
Governo Ducale fece comunque tutto quello che le cognizioni ed i mezzi
dell'epoca permettevano di fare per limitarne la diffusione e mitigarne
gli effetti.
Si giunse cosi' al fatidico anno 1859. Tutti gli animi, specie quelli
dei giovani frignanesi erano, come si e' detto, ansiosi e fidenti di
un rinnovamento politico tendente all'indipendenza e alla unita' della
patria. Vittorio Emanuele II procedeva vittorioso in tutti i sensi.
Il duca Francesco V che non aveva saputo cogliere il mutare degli eventi
si trovo' in balia di se stesso, abbandonato dalla stessa Austria. Egli
fece di tutto per arginare tanta falla, disponendo il meglio delle truppe
che erano in suo potere, ma le forze collegate ebbero il sopravvento
e il duca spaventato abbandono' Modena la mattina dell'11 giugno 1859
alla volta di Mantova accompagnato dalle sue truppe fedeli. Modena rimasta
libera del suo sovrano e delle soldatesche austriache passo' nelle mani
di un Comitato Provvisorio poi di un Commissario Straordinario inviato
da Vittorio Emanuele II e finalmente di Luigi Farini con il titolo di
governatore. Nel cuore del duca Francesco V rimase sempre un po' di
nostalgia per la sua città natale, e una flebile speranza di
un non lontano ritorno. Ma tale filo di speranza si spezzo' quando su
ordine dell'Austria, dovette privarsi della sua Brigata Estense che
lo aveva accompagnato in esilio.
Compiuta l'unita' italiana con Roma capitale, il nuovo governo cerco'
di assecondare nel miglior modo possibile le aspirazioni della popolazione.
L'Italia usciva vittoriosa dalle lotte del Risorgimento, ma con le finanze
stremate dalle guerre e dai debiti lasciati dai caduti governi. In pochi
anni le finanze furono risollevate e sorsero strade ferrate, opere edilizie
e il paese acquisto' anche una certa credibilita' all'estero. Nel frattempo
pero' le vita spicciola della povera gente continuava con il ritmo di
sempre, agra e stentata. La popolazione si accresceva e il perdurare
delle ricorrenti carestie spinsero numerosi "italiani" che
ormai cosi' si chiamavano ad emigrare verso le Americhe, in special
modo Argentina e Brasile. Anche gli abitanti della montagna, i piu'
provati per il passato della miseria, presero la via dell'oceano. Non
c'e' paese del nostro Frignano che non abbia avuto un figlio all'estero.
Anche Verica diede in quegli anni il suo contributo. Basti ricordare
per tutti il verichese Giorgio Ricci (vedi EMIGRAZIONE)
Lo Stato Italiano per parte sua, con criticabile scelta, si propose
di risolvere il problema attraverso la politica espansionistica coloniale.
Purtroppo i territori scelti e l'anacronismo dell'impresa sortirono
piu' dolori che utilita', suscitando in tutta Italia un senso di profondo
scoraggiamento, provocando moti di protesta talvolta sanguinosi.
All'inizio del XX secolo tutti i popoli europei avevano ormai ottenuto
l'indipendenza, ma gli equilibri fra le varie nazioni erano ben lungi
dall'essere stabili per cui tutti, avvertendo questo stato di cose,
si preparavano ad affrontare l'eventualita' di una guerra di vaste proporzioni.
La scintilla scoppio' tra l'Austria e la Serbia col pretesto della uccisione
del principe ereditario Ferdinando, il 4 agosto 1914. Sulle prime l'Italia
rimase neutrale poi, sotto le spinte sociali e il non sopito desiderio
di completare l'unita' territoriale, vista l'inutilita' della via diplomatica
il 23 maggio 1915 dichiaro' guerra all'Austria . Fu una guerra di posizione
e prettamente difensiva, svoltasi sulle Alpi e con non pochi disagi.
L'entusiasmo pero' supero' ogni difficolta' ed ovunque fiorirono da
parte di soldati e civili atti di vero patriottismo. La guerra fu cruenta
sotto ogni aspetto, non solo per l'Italia, con gravissime perdite di
uomini e materiali, Essa duro', per l'Italia, oltre tre anni, dal 24
maggio 1915 al 3 novembre 1918, quando l'Austria fu costretta a chiedere
l'armistizio. Ogni paese d'Italia ebbe i suoi caduti, e tutti sono stati
ricordati ai posteri con lapidi e monumenti. Cosi' anche a Verica